Gentile pletora di legittimamente impediti e bocchiniani della prima ora, puntuali come Godot sottoponiamo oggi alla vostra cortesissima attenzione uno spettacolo a lungo atteso e rilasciato con ritardo a causa delle gravose lungaggini burocratiche che ci affliggono (aperitivi in riva al mare). Lo spettacolo è “Life since then” di Robert Schimmel, ed è stato tradotto e sottotitolato a sua insaputa.

Il comico in questione, già apparso su questi schermi con “Unprotected“, è l’ennesimo fortunello del prestigioso lotto ComedySubs. Per una bizzarra sodomia del destino, è su Schimmel che si catalizzano le peggiori sfighe dell’universo: due divorzi, un attacco di cuore, un figlio piccolo morto, un raro tumore maligno (dal quale è temporaneamente guarito), un mancato trapianto di fegato, necessario per via di una grave cirrosi epatica, contratta a seguito di una trasfusione ed esacerbata da un terribile incidente stradale che, proprio l’altro giorno, l’ha ridotto in fin di vita assieme alla figlia.

Più che sfiga direi che si tratta di un disegno ben preciso, ma nel frattempo non ci resta che sperare nel suo recupero e goderci questo suo spettacolo, “La vita da allora”, titolo riferito al momento in cui i dottori gli diagnosticarono un linfoma non-Hodgkin sconvolgendogli l’esistenza: sesso, amore e rapporti familiari di un ammalato di tumore saranno i temi trattati da Schimmel, come solo un comico di origine ebraica poteva fare, in uno stile mai intaccato da retorica o piagnisteo.

- Adrien Vaindoit

Traduzione e timing: Adrien Vaindoit
Revisione: ReRosso

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Qualche giorno fa, il 22 agosto, la leggenda della fantascienza Ray Bradbury ha raggiunto la soglia dei 90 anni. Come regalo di compleanno, questa giovane aspirante stand-up comedienne ha deciso di dedicargli una canzone dal titolo quanto meno esplicito…

Il video sta facendo il giro di internet e ha ricevuto valanghe di click, oltre ad essere stato apprezzato dal diretto interessato… quindi come non tradurlo? Tra l’altro, come i nostri arrapatissimi visitatori noteranno, la giovane Rachel Bloom ci delizia con numerose inquadrature del suo generoso décolleté. Se mai dovesse far carriera nello stand-up, saremo più che felici di tradurre le sue future performance…

Per chi voglia saperne di più, Rachel ha 23 anni, studia alla Tisch School of the Arts della New York University ed è fidanzata con uno degli autori della serie cult How I met your mother. Se il suo video vi piace, acquistatene l’mp3 su iTunes!

Buona visione!

Traduzione e timing: ReRosso
Styling ed encoding: Vaz

Nota tecnica di Vaz: vedendo il video direttamente su YouTube e non qui in embed, potete gustare l’avvenente Rachel in HD! Fuck yeah!

Altro spezzone tratto da un’apparizione di Emo all’Arsenio Hall Show.

Traduzione: Faust VIII
Revisione & timing: ReRosso
Styling ed encoding: Vaz

Eccoci a un altro dei nostri ormai frequenti appuntamenti con Emo, che sta diventando il comico preferito di molti di voi, a quanto pare. Questo è probabilmente lo sketch più noto del nostro, che infatti sul suo sito ufficiale ne rivendica orgogliosamente la paternità, invitando i dubbiosi a verificare che la fonte alternativa risalga a prima del 1985, anno in cui questa routine compare nel suo album E=MO².

Traduzione e timing: ReRosso
Styling ed encoding: Vaz

PS: questa volta ho operato un piccolo adattamento culturale per rendere una battuta più comprensibile al pubblico italiano. Ne approfitto, quindi, per lanciare un giochino, invitandovi a identificare tutti i cavalli famosi citati da Emo e quelli con cui io li ho sostituiti. Buona caccia al tes… ehm… al cavallo!

Dopo un paio di giorni di pausa rieccoci qua con le traduzioni ufficiali degli sketch di Emo Philips. In quello di oggi ci racconta com’è riuscito ad avere dai genitori il denaro per iscriversi al college.

Traduzione & timing: ReRosso
Styling ed encoding: Vaz

Siccome ormai ci abbiamo preso gusto, eccovi un’altra clip con il buon Emo Philips, stavolta alle prese con il padre della sua fidanzata.

Traduzione & timing: ReRosso
Styling ed encoding: Vaz

Emo Philips, ospite all’Arsenio Hall Show, ci parla della sua fidanzata in questa brevissima ma esilarante clip.

Traduzione, timing, styling ed encoding: Vaz
Revisione: ReRosso

Prosegue l’opera di traduzione di sketch di Emo Philips con la benedizione dell’autore stesso. In questo brevissimo filmato, Emo ci parlerà del suo rapporto con la religione.

Traduzione: MrG
Revisione e timing: ReRosso
Styling ed encoding: Vaz

Carissimi imbavagliati, è con immenso onore che vi annuncio una collaborazione di cui andiamo a dir poco orgogliosi. In realtà, è da qualche settimana che camminiamo tutti a 30 centimetri da terra con un sorriso ebete sul volto.

E sì, perché oggi inauguriamo una serie di traduzioni ufficiali di uno dei comedians più geniali della scena statunitense: Emo Philips. Nelle prossime settimane, proporremo su ComedySubs tutti (o quasi) i filmati presenti sul sito ufficiale di Emo, con il benestare dello stesso autore, che ringraziamo infinitamente per la fiducia.

Emo Philips si propone sul palco come un personaggio infantile, ingenuo. La sua comicità fa largo uso dell’anticlimax e delle battute surreali, potenziate dalla personalissima fisicità del nostro.

Emo raggiunse il grande successo nel 1985, quando il suo album E=MO² vinse il New Music Award come miglior album comico dell’anno. In seguito, oltre a una fiorente carriera come stand-up comedian, Emo è stato anche attore e doppiatore. Recentemente è balzato agli onori delle cronache italiane grazie alle numerose battute che un noto comico italiano gli ha “preso in prestito”.

Ma bando alle ciance, ed ecco a voi Emo Philips, nella sua prima esibizione registrata in video!

Traduzione: Paolo Burini
Timing: Paolo Burini e ReRosso
Revisione: ReRosso e Adrien Vaindoit
Styling ed encoding: Vaz

Cogliamo l’occasione del cambio di dominio per inaugurare una nuova rubrica, in cui tenteremo di andare oltre la traduzione di spettacoli comici stranieri e fornire un punto di vista diverso sulla comicità e sulla satira. Iniziamo con uno sguardo a quanto di buono succede all’interno dei nostri italici confini, occupandoci dell’esperimento romano dell’Officina Satiriasi, laboratorio di satira indipendente che ha portato la stand-up comedy nei piccoli teatri della capitale. Durante la scorsa stagione di Satiriasi si sono esibiti i comici Filippo Giardina, Stefano Augeri, Claudio Fois, Mauro Fratini, Pietro Sparacino, Francesco De Carlo, Daniele Fabbri, Saverio Raimondo, Francesco Lancia, Tania Mattei e Velia Lalli. Intervistiamo quindi colui che, insieme a Stefano Augeri, è promotore del progetto: Filippo Giardina.

Allora, Filippo, descriviti in due righe.

Scrivo e porto i scena i miei monologhi dal 2003, ho fatto un film, 207 puntate di un tg satirico, ho scritto un libro, ho un sito (www.filippogiardina.com) e quest’anno ho co-fondato “Satiriasi-L’Officina della satira”. Credo profondamente nel valore dell’etica e per questo motivo vado da uno psicoterapeuta.

In pratica, in che consiste il progetto Satiriasi?

Satiriasi – L’Officina della Satira nasce da un’idea mia e di Stefano Augeri e si pone come obiettivo di portare in Italia la stand-up comedy di stampo satirico, un genere di comicità molto affermato all’estero ma che in Italia non ha ancora trovato spazio.

Cosa vi ha spinto a mettere su tutto il baraccone (oltre, ovviamente, alla sete di successo)?

Per anni ho provato a portare contenuti satirici nel mondo del cabaret, fino a che mi sono reso conto che non aveva senso fare satira alla sagra della frittella davanti a bambini, anziani e preti. Allora è nata l’esigenza di creare un’oasi di libertà in cui ci si potesse veramente divertire a dire quello che ti passa per la testa, senza retorica né falsi moralismi. Per questo motivo ogni spettacolo legato a Satiriasi ha il marchio V.M. 18 anni.

È possibile una stand-up comedy italiana? In parole povere, come avete adattato un genere tipicamente angloamericano alla nostra realtà culturale?

La stand-up comedy è un’asta, un microfono e una persona che attraverso il suo bagaglio di vissuto propone un monologo. Quindi non c’è stato bisogno di adattarlo, perchè è un genere essenziale e assolutamente universale. Credo che, oltre a essere possibile, in Italia la stand-up comedy sia necessaria.

Con quale criterio avete selezionato i comici che si esibiscono per le serate di Satiriasi?

In questi anni sono sempre stato un talebano della satira e, se da un lato questa cosa mi ha procurato disastri economici, dall’altro mi ha permesso di avere quel pizzico di credibilità per poter proporre a persone con esperienze umane, artistiche e anagrafiche ricchissime, ma lontane fra loro, il progetto “Satiriasi”, che è stato accolto con grande entusiasmo. Dentro Satiriasi confluiscono le competenze di noti autori televisivi, scrittori di commedie, improvvisatori, giornalisti, comici delusi da esperienze televisive e ogni singolo monologo viene lungamente dibattuto.

Come si svolge questo dibattito? Avete una specie di “comitato” che analizza i monologhi?

Ci mettiamo con le sedie in circolo (tipo alcolisti anonimi) e a turno ognuno dei comedians racconta, prima ancora di leggerlo, il punto di vista che intende esprimere nel monologo. Si litiga, ci si confronta, ma soprattutto ci si aiuta per cercare di far crescere ogni singolo monologo. Ovviamente la libertà di espressione è sacra e tutti i comedians possono dire quello che vogliono, sempre cercando di far sì che il monologo rispetti “Le Regole” che sono scritte sul sito.

Addirittura? Avete bisogno di imporvi delle regole?

Satiriasi propone la stand-up comedy di genere satirico e tutti i comedians per poter partecipare hanno dovuto accettare un manifesto e delle regole che il monologo doveva rispettare. Questo che sembra essere un vezzo fondamentalista in realtà è il cuore di Satiriasi, perché in Italia da qualche anno a questa parte si sta confondendo la satira con il “cabaret politico”. In circa 100 monologhi originali che sono stati proposti nella prima edizione di Satiriasi, abbiamo sviscerato quasi tutti gli aspetti di questa Italia distrutta culturalmente e moralmente senza mai lasciarci schiacciare dall’ansia di dover fare battute sulle notizie dei quotidiani. Credo che la cosa più bella di Satiriasi sia stata quella di portare sul palco delle persone che hanno raccontato non “la verità” ma la loro verità in chiave satirica. Ogni monologo di ogni comedian  ha cercato di esprimere un punto di vista su un singolo argomento e soprattutto ha cercato di essere aderente alla  regola fondamentale di Satiriasi che è: “La risata è un mezzo, non il fine”.

Cosa volete fare da grandi?

Dare una speranza a tutte quelle persone che non ne possono più di Zelig e che si sono stancate di vedere gli autori satirici come degli idoli pagani portatori di verità assolute. Il primo anno, Satiriasi ha avuto un enorme successo: abbiamo registrato il tutto esaurito in ogni serata e l’anno prossimo ripartiremo con la presentazione del mio spettacolo “Solerte Accidia” (dal 2 al 7 novembre al teatro “Trastevere” a Roma via Jacopa dé Settesoli, 3 – Tel. 06.64561129),  per poi riprendere con l’Officina verso la fine di novembre. Inoltre stiamo iniziando una selvaggia e capillare opera di comunicazione e nel prossimo mese contatteremo tutti i locali italiani per proporre questo nuovo genere di comicità: Stand-up comedy vietata ai minori di 18 anni!

Detto questo, non mi resta che ringraziare Filippo per il tempo concessoci e raccomandarvi di andare a vedere il suo monologo, che, vi assicuro, è davvero eccellente.

-ReRosso

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