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Drama and comedyLa cattiva notizia è che ComedySubs muore oggi. E stavolta non è un pesce d'Aprile. Come tutte le cose belle, anche questo sito ha fatto il suo corso, ci ha dato gioie (tante) e dolori (praticamente nessuno).

Dopo 6 anni di onorata carriera, il nostro percorso è giunto al termine. "Perché ci fate questo", chiederanno i nostri più affezionati lettori?

Sin dal suo inizio ComedySubs è stato un sito collegiale, a cui hanno partecipato un certo numero di persone, chi più, chi meno, come potete vedere nella nostra pagina dei credits. E questo gruppo di persone ha sempre avuto un coordinatore, cioè il sottoscritto, che si è sempre assunto la piena responsabilità di tutti i contenuti qui pubblicati. Nel momento in cui la Vita Reale® ha insistentemente bussato alla mia porta, il mio tempo per coordinare è andato esaurendosi sempre più, fino a scomparire del tutto.

Le soluzioni possibili erano due: passare la mano a qualcun altro, oppure chiudere bottega. Per vari motivi, sentivo che il momento di passare la mano non era ancora arrivato, sentivo che la responsabilità di questo spazio era ancora troppo mia. Forse mi sbagliavo, e nel caso me ne assumo ogni responsabilità. Fatto sta che su questo blog, almeno nel breve-medio periodo, non sarà pubblicato null'altro.

 

La buona notizia è invece che ComedySubs ha avuto un figlio. Una parte del nostro staff ha deciso di organizzarsi e andare avanti con le proprie gambe, superando l'inerzia atavica del vostro fedelissimo, e ha fondato ComedyBay. Uno spazio tutto nuovo, su cui potrete continuare a trovare sottotitoli di qualità, con pubblicazioni più regolari e nel pieno rispetto della tradizione di fedeltà alle fonti che ci ha sempre contraddistinti. Ci troverete molti degli spettacoli che erano in programma qui, e tanto altro ancora.

Quindi non vi resta che aggiungere www.ComedyBay.it ai preferiti del vostro browser, sedervi comodamente in poltrona e godere di altre ore di ottima comicità sottotitolata.

Addio, e grazie per tutto il pesce.

ReRosso

 

PS: comedysubs.org e tutti gli account social a esso collegati resteranno attivi a tempo indeterminato, in modo che tutto il lavoro fatto fino a oggi non vada perso e sia sempre disponibile per i futuri appassionati di stand-up comedy. Saltuariamente continueremo a postare su Twitter e Facebook, per segnalarvi le ultime news sulla comicità internazionale.

LERCIO

Buongiorno, chi è il direttore?

Buongiorno, non abbiamo un direttore, dobbiamo ancora metterci d'accordo sulle regole per le primarie.

Quando è nato Lercio? Dall’idea di chi?

Lercio è nato poco più di un anno fa. È il progetto di fine anno di un corso di phishing. Poi abbiamo pensato che si poteva usare anche per pubblicare notizie farlocche.

Da chi è formata la vostra redazione?

Siamo un manipolo di furfanti che si sono ritrovati con Acido Lattico e che inizialmente si erano annusati nella Palestra di Daniele Luttazzi. In ordine sparso: Manuel Pica, Stefano Cao, Eddie Settembrini, Mattia Uccheddu, Eugenio Iodice, Giuseppe Coppola, Andrea H. Sesta, Andrea Canavesi, Fabio Bellacicco, Quit the Doner, Fabio Corigliano, Massimiliano Rusgnak, Michele Incollu, Claudio Favara, Stefano Pisani, Davide Paolino, Augusto Rasori, Alessandro Cappai, Vittorio Lattanzi, Alfonso Biondi, Piero Lisi, Silvio Perfetti, Gianni Zoccheddu, Adelmo Monachese, Davide Rossi, Marco Bressanini, Francesco Conte, Antonio Pala, Davide Marzorati, Andrea 'Chiorbaciov' Bonechi, Federico Righi, Patrizio Smiraglia, Rosaria Greco, Radu Tanasescu, Sergio Marinelli, Federico Graziani, Andrea Michielotto. Senza contare le decine di lettori che ci hanno inviato i loro formidabili articoli.

Non vorrei mai essere nei panni di Rosaria Greco.

Rosaria è una risorsa fondamentale per il gruppo. Le chiediamo spesso consiglio contando sul suo intuito femminile, per poi ignorarlo perché essendo femmina non capisce un cazzo. Lei ci vuole bene lo stesso, spera di incontrarci tutti insieme e preparare una torta per noi. Così impareremmo la lezione, dice.

A giudicare dalle u c’è un grosso concentrato di sardi.

Costano poco.

Qual è la vostra deontologia?

La nostra che? Cerchiamo di realizzare qualcosa di divertente senza farci arrestare.

La notte dormite tranquilli?

Sì, quindi smettetela di spiarci col binocolo. Non succederà mai nulla di interessante.

E al mattino a che ora vi svegliate?

Quando Dudù ci lecca i piedi.

Quanto tempo impiega la gestione di un sito come Lercio.it?

Più di quanto possa sembrare, ma siamo riusciti a organizzarci in modo efficiente: piccoli gruppi si occupano ciascuno di un differente aspetto gestionale, così possiamo impiegare tutto il nostro tempo libero per cercare di coordinarci.

In America The Onion è un piccolo impero. Lercio può aspirare a una sorte simile?

Ovviamente ce lo auguriamo, ma dovremmo sviluppare un'ottica imprenditoriale, e su questo c'è molto da lavorare. Anche se abbiamo ben presenti i pericoli del successo. Boria, tracotanza, arroganza, declino, solitudine. Poi ci sono anche cose negative (per fare una bella battuta anni Novanta).

Il fatto che siate nati dalle ceneri del blog di Luttazzi idealmente ve ne consegna il testimone. Oggi sul cesso ho pensato che, quando non c’era internet, per vedere un certo tipo di cose in Italia bisognava contare su Luttazzi. E lui raggiunse un apice di popolarità che però lo portò a subire censure e grane legali. Poi la stessa internet ha spazzato via Luttazzi e da un singolo comico di professione, subissato di censure e querele, siamo passati a folti gruppi di autori “anonimi” che fanno satira per hobby, con tutta la libertà che vogliono però con un impatto minore e senza guadagnarci nulla. Come può evolversi secondo voi lo scenario? Per piacere non obiettate che anche Luttazzi era in realtà un folto gruppo di autori.

Visto i recenti scandali sul monitoraggio del web, possiamo immaginare che continueranno ad esserci folti gruppi di autori che fanno satira con un impatto ridotto e senza guadagnarci niente, però con minore libertà. Anche noi come gruppo facciamo ancora satira per hobby. Per essere remunerati, sul web servirebbero numeri davvero grandi. Presto però contiamo di fare il grande salto lanciando la nostra versione del portale di Bancoposta. Nel frattempo non abbiamo trovato nessun testimone lasciato in giro da Luttazzi. Forse ce l'ha ancora lui, oppure qualcuno l'ha fatto sparire.

La qualità degli articoli è mediamente molto alta. Fa piacere tornare a leggere pezzi umoristici più lunghi di una riga.

Grazie, siamo mediamente felici di questo giudizio. Non sempre però andare oltre una riga è la soluzione migliore. Guardate per esempio questa intervista.

Cos’è cambiato dai tempi delle finte copertine de Il Male?

La qualità dell'informazione è calata. Ora scrivere articoli paradossali è più difficile di prima. I media convenzionali raggiungono delle vette insuperabili.

Alcune vostre notizie sembrano scritte apposta per essere prese sul serio dai più ingenui. Perché lo fate?

Non possiamo negare che col passare del tempo abbiamo preso gusto a burlarci ogni tanto dell'ingenuità di molti internauti. Senza contare che spesso sono articoli che hanno una vasta diffusione e ci portano nuovi lettori. Ma ci sono anche altri risvolti interessanti, che fanno di queste notizie quasi un esperimento sociale. Per esempio nell'articolo sul Ministro Kyenge che proponeva di usare gli animali domestici per sfamare gli immigrati, il dato più sconfortante che emerge non è solo che le persone ci siano cascate, ma che quasi tutti, furbi e boccaloni, abbiano dato per scontato che gli immigrati mangiassero abitualmente cani e gatti. Lercio è la parodia di un certo tipo di informazione che va per la maggiore perché fa forza su istinti populisti o frivolezze gossipare. Un'informazione frenetica che può far "perdere la bussola" mettendo in mano strumenti sbagliati per la comprensione. I commenti a questo genere di notizie mettono in evidenza questa situazione.

Contribuire a scatenare confusione non peggiora ancor di più le cose?

L'effetto dovrebbe essere contrario. Se ci caschi una volta, poi magari alla seconda starai più attento. Il Web è pieno di panzane che vengono spacciate per vere senza un velo di ironia da gente in malafede, e che vengono condivise e diffuse da un esercito di lettori superficiali. Il nostro scopo non è scatenare confusione: è un meccanismo evolutivo che si innesca naturalmente. Se una notizia di Lercio, che è un sito dichiaratamente umoristico, ti confonde, beh dovresti porti quache domanda. Prima che una tigre coi denti a sciabola ti faccia estinguere. Tutti quelli che hanno un minimo di buon senso sanno dove trovare le notizie affidabili. Scriveteci e ditelo anche a noi.

Far incazzare la gente è satira?

Ci sono tante definizioni della satira in giro, se far incazzare la gente è satira allora tutti a lezione di satira da Capezzone. Dipende sempre da come la fai incazzare e a quale scopo. Ovviamente Lercio non si pone tutte queste domande. Se le fa porre, ma non se le pone.

Quale articolo vi ha dato più soddisfazioni?

Sono troppi. Tanti sono andati bene, altri meno bene, ma amiamo tutti i nostri articoli come fossero nostri figli. Tutti ci hanno fatto sborrare, insomma. Se dobbiamo citarne uno ci piace ricordare questa ultim'ora: L'Accademia della Crusca si arrende: "Scrivete qual è con l'apostrofo e andatevene affanculo". L'Accademia della Crusca è stata allo scherzo ed è intervenuta su Twitter per smentire la notizia.

lercio-crusca

Un bell’articolo che avete preferito non pubblicare.

Non c'è. Invece possiamo raccontarti di una notizia che abbiamo pubblicato per sbaglio. L'ultim'ora “Meteorite delle dimensioni della Sardegna colpirà proprio la Sardegna”. Era uscita sul blog prima dell'alluvione che ha colpito l'isola. Quando c'è stata la tragedia abbiamo scelto di non rilanciare la notizia sui social. Invece, per un errore di programmazione, è apparsa lo stesso su Facebook proprio durante i giorni di lutto, suscitando la reazione sdegnata di molti lettori.

Veniamo all’informazione italica. C’è qualcosa di buono ne Il Giornale?

Certo, per esempio lo stipendio di Sallusti.

La Repubblica o il Corriere della Sera?

È uguale, l'importante è che non si macchi di vernice il pavimento.

Il Fatto Quotidiano è nato con l’intento di non essere finanziato da alcuna lobby. Questa cosa è garanzia di maggiore obiettività?  Farsi finanziare dai propri lettori pregiudica comunque la qualità dell’informazione perché si finirà per adeguarsi più degli altri al dare al pubblico quello che il pubblico cerca.

C'è sempre qualcuno che ti finanzia, quindi sarai sempre condizionato da qualcuno. La soluzione? Diventare plutocrati, aprire una propria casa editrice e pubblicare in libertà. Poi magari compri anche 3-4 reti televisive, una squadra di calcio, … Ops.

Santoro o Floris?

Santoro, se stiamo parlando di un incontro di boxe thailandese.

Un aggettivo per: Studio Aperto.

Preferiamo non parlare della concorrenza.

Porta a Porta.

Lercio.

Andrea Scanzi.

Egocentrico e autoironico. Ha messo il "mi piaccio" a un nostro articolo.

Nando Pagnoncelli.

L'80% cento di noi ha risposto "calvo". Il restante 20% non sa/non risponde.

Gentili leccatrici di genitali,

oggi è un giorno particolare perché ComedySubs indossa il rossetto. E non ci capita spesso di farlo in ore diurne. A tempo insolitamente da record abbiamo tradotto l'ultimo special di Sarah Silverman, anche grazie alla joint venture con gli amici di Italiansubs.

I comici donna ospitati da ComedySubs si contano sulle dita di una mano. Di un personaggio Disney. In particolare Eta Beta. Perché, come tutti sanno, le donne non hanno senso dell'umorismo. Ed è per questo che, secondo le statistiche della nostra pagina Facebook, la presenza femminile su queste pagine è in percentuale simile a quella rilevata tra i conducenti di camion, gli ultras, i capi di stato, o a ingegneria informatica.

Fatto sta che quella in questione è l'eccezione che conferma la regola, e si tratta di una vera fuoriclasse. Pensate che addirittura le sue battute non hanno come premessa il fatto che lei è una donna. Ebbene, mentre ReRosso indossa la sua giarrettiera, godetevi pure il primo HBO special di Sarah Silverman, registrato nel minuscolo Largo Theater di Los Angeles davanti a ben 39 spettatori. Troverete all'interno: pornografia, apologia di Hitler, battute sullo stupro, pedofilia e miracoli.

 

DOWNLOAD SOTTOTITOLI

Durata: 53:12

Traduzione: il.busto, Geodefender, gi0v3, tstn431, javawarrior2003, chizpurfle, Sirthas, filo28, ReRosso, Paolo Burini, Adrien Vaindoit

Revisione: filo28, Adrien Vaindoit

Sarah Silverman - We Are Miracles

 


Per l'occasione, abbiamo intervistato Sarah in esclusiva.

 

Perché hai optato per una location così ristretta per questo special?
Volevo l'atmosfera di una stanza intima, uno spazio che fosse lo-fi e allo stesso tempo diretto. 

Qual è la tua battuta preferita di questo special?
Nessuna in particolare. Le amo tutte come se fossero le mie figliastre. 

Qualche reazione del pubblico ti ha sorpreso?
C'è sempre uno scambio vicendevole. Loro reagiscono a me e io a loro. Così come nella vita. Se nella vita tutti stessero a fissarti mentre hai un microfono… Scusate, è un paragone di merda.

Qual è la più grossa differenza tra il tuo personaggio sul palco e quello reale?
C'è sempre meno differenza attualmente. Non dico più l'opposto di quello che penso davvero come facevo una volta.

Ti preoccupi di come il pubblico reagirà alle battute sui temi più controversi?
No.

Com'è nata la canzone "Diva", che chiude lo special?
Il concetto alla base nacque durante un'ospitata da Bill Maher e pensai che fosse una bella idea per una canzone. 

Quando ti sei accorta per la prima volta che eri divertente?
Avevo tre anni e dissi una parolaccia. Tutti gli adulti risero. 

Se non avessi fatto stand-up comedy, cosa avresti fatto?
Avrei lavorato con le scimmie, tipo Dian Fossey, o avrei fatto l'insegnante elementare.

Come descriveresti il tuo umorismo?
Non lo farei. Non c'è niente di peggio di un comico che descrive la sua comicità.

Chi è il tuo spettatore ideale?
Alto 1.75 e di 77 Kg.

Chi sono i tuoi idoli comici?
Woody Allen, Joan Rivers, Ruth Gordon, Albert Brooks e Garry Shandling.
 
Quando è stata l'ultima volta che hai riso a crepapelle?
Stamattina mentre parlavo con Kyle Dunnigan.

 

(Non è vero, l'intervista è della HBO)

woody

Woody Allen ha da pochi giorni compiuto 78 anni. Come ogni anno ci apprestiamo ad entrare acriticamente in sala e a sdilinquirci di fronte al suo ultimo film, che a 'sto giro è Blue Jasmine, nel quale figura anche il nostro buon Louis CK. Sarà sicuramente bellissimo come tutti tutti i film di Woody dai primordi ad oggi (ok, tranne To Rome With Love). Nel frattempo vogliamo omaggiarlo e omaggiarvi con la traduzione dei suoi esordi da stand-up comedian, non disponibili in video ma raccolti su disco in una esaustiva compilation. Ci sono tutti i grandi classici e le battute più famose, quella dei tizi che spingono l'auto, quella dell'esame di metafisica, pure quella dell'alce che saprete già a memoria. Pubblicheremo a puntate la traduzione a scadenze rigorosamente irregolari, ma ci prefiggiamo di portare a termine il lavoro entro la prossima eclissi solare di luna.

A corredo del tutto, tanto per non farci mancare nulla, un'intervista concessa al The Realist di Paul Krassner proprio nello stesso periodo, siamo nel 1965 e Woody ha appena finito di girare What's New Pussycat?.  

Ehi, credevo che non fumassi.

Non fumavo. Beh, fumavo, da giovane. Iniziai a fumare sempre di più. A un certo punto cominciai a pensare che forse mi avrebbe fatto male. Così smisi di fumare, ero molto giovane. E non ho fumato per anni. Poi un giorno uscì il rapporto del Ministero della Salute secondo cui il fumo può uccidere, e ricominciai a fumare. Non consciamente per quel motivo, solo che all'improvviso quel giorno sentii l'impellente bisogno di fumarmi una sigaretta. E da allora non ho più smesso.

Come scappi, o meglio, ti isoli, dalle tragedie del mondo?

Direi che mi isolo. Evito totalmente l'argomento, è questa la verità. Mi alzo la mattina, mi butto sul lavoro e ci rimango, ascolto dischi. L'isolamento è la cosa migliore. Non mi immischio, eccetto per alcuni contributi che talvolta fornisco in forma anonima ad organizzazioni che lottano attivamente.

Quali di preciso?

L'American Civil Liberties Union, tutti quei gruppetti, quelle cose che mi sembri facciano un buon lavoro, mi piace contribuire, o aiutarli, o favorirli quando me lo chiedono. Ma non mi spendo in prima persona. Per come la vedo io, io sono solo un comico. E l'unica cosa che posso fare per loro è contribuire con dei soldi. 

Ti accusano di non essere un comico controverso. 

Mi dà fastidio ogni volta, anche se non mi capita molto spesso, essere giudicato secondo criteri che non hanno nulla a che vedere con quello che mi interessa o che cerco di fare. Io credo che un comico debba andare alla ricerca esclusivamente della risata, i significati sociali e cose di questo tipo sono aspetti puramente secondari. Ci sono dei comici che secondo me vogliono renderli aspetti primari. Penso che commettano un errore. Penso che un comico sia prettamente un intrattenitore, perciò io quando mi esibisco voglio solo far ridere. Non può fregarmene di meno di non affrontare l'immigrazione, la politica o i timori dell'era nucleare. Voglio solo far ridere così come faceva Groucho Marx, abbassandomi i pantaloni e facendo tutte le battute che mi pare, e non mi piace essere criticato come se fossi un commentatore sociale.

Penso che questo valga anche per tutti i comici contemporanei. Vale per Lenny Bruce, per Mort Sahl, loro, quando sono al loro meglio, fanno prima di tutto ridere. Quando vado a vederli, voglio ridere. E finché mi fanno ridere sono bravissimi, per quanto mi riguarda. Questa è la cosa importante. Sono prima di tutto dei comici.

Io non ho nessuna pretesa. La cosa importante da notare è che il messaggio di un comico non è mai esplicito. Per esempio, i fratelli Marx fanno A Night at the Opera, ma non stanno lì a dire "L'opera lirica è così" o "La pomposità è così". Si preoccupano di far ridere e basta, e poi tu ti ritrovi a non vedere più con gli stessi occhi un'opera lirica. E lo stesso vale per Lenny Bruce e Mort Sahl, il messaggio è implicito nella loro personalità. Quando assisti a un loro spettacolo non rispondi tanto al contenuto di ciò che dicono (naturalmente non c'è niente di male in questo), ma al contatto con il loro particolare tipo di personalità, è quella certa immagine che danno di sé che può dirti qualcosa o meno e che può influenzare il tuo modo di guardare il mondo, non quello che dicono. [continua]

krassner kennedy

The Realist, la rivista controculturale diretta Paul Krassner dagli anni '60 al 2001, si occupava di satira, ma ospitava tra le sue pagine anche pezzi giornalistici scomodi che non riuscivano a trovare spazio sui giornali tradizionali. In occasione del 50° anniversario dell'omicidio Kennedy, pubblichiamo lo storico pezzo "The Parts That Were Left Out of the Kennedy Book", che rivelava alcuni aspetti agghiaccianti e mai chiariti intorno all'omicidio di John F. Kennedy.


Il dipendente di una casa editrice, che ovviamente deve rimanere anonimo, ha reso disponibile a The Realist una copia fotostatica del manoscritto originale del libro di William Manchester, Morte di un Presidente.

I passaggi qui riportati erano stati censurati mesi prima che la Harper & Row vendesse i diritti per la pubblicazione a puntate a Look Magazine, per questo non compaiono nemmeno nella cosiddetta versione “completa” pubblicata dalla rivista tedesca Stern.


La Convention Nazionale Democratica di Los Angeles dell’estate 1960 fu teatro della riproposizione in chiave politica del tema delle presunte colpe dei padri che ricadono sui figli.

Lyndon Johnson si ritrovò a dover lottare per la nomination presidenziale contro un avversario giovane, bello, affascinante e arguto: John F. Kennedy.

Il texano, comprensibilmente preoccupato, aveva degenerato adottando una strana tattica elettorale. Aveva attaccato l’avversario affermando che suo padre, Joseph P. Kennedy, era un simpatizzante nazista al tempo in cui era ambasciatore degli Stati Uniti in Gran Bretagna, dal 1938 al 1940. Kennedy senior aveva previsto che la Germania avrebbe sconfitto l’Inghilterra e quindi aveva chiesto al presidente Franklin D. Rossevelt di non inviare aiuti.

In questo caso Johnson aveva scelto di combattere pragmatismo con pragmatismo, ma non funzionò: perse la nomination.

Ironicamente, i risultati delle primarie costrinsero Kennedy a scegliere Johnson come vice nella corsa alla Casa Bianca. Mentre John si era reso conto degli aspetti pratici della situazione, Jackie non riuscì mai a perdonare Johnson. Il suo atteggiamento verso di lui restò sempre ai limiti dell’attacco isterico.

Tutti, nei circoli di Washington, sapevano che il Capo di Stato era uno a cui piacevano le donne. Nel suo staff c’era un agente dei servizi segreti, dal nome in codice “Il dentista”, i cui compiti praticamente consistevano nello scortare da e verso un luogo di incontro prestabilito – sia nello stesso District of Columbia che quando erano in viaggio – le modelle, le attrici e le altre donne straordinariamente attraenti scelte dal Presidente per i suoi non affatto infrequenti appuntamenti segreti.

“Portami quella”, aveva detto di una certa ex vincitrice di un concorso di bellezza di Dallas prima che i piani fossero ridiscussi. Quel particolare aspetto dell’itinerario cambiò, naturalmente, quando Mrs. Kennedy decise di accompagnare il marito. Lei era al corrente delle sue abitudini di donnaiolo, ma mascherava il suo dolore scherzandoci su: “È nei geni della famiglia”. Le era giunta voce di quando la compianta Marilyn Monroe aveva preso il telefono dal suo bagno di Hollywood e aveva fatto una chiamata a Sidney Skolsky, giornalista scandalistico del New York Post. “Sid, non ci crederai mai,” aveva sussurrato, “ma il Comandante in Capo della nostra nazione mi sta aspettando a letto in questo esatto istante. Dovevo dirtelo”.

È impossibile determinare in quale punto del continuum della personalità di Lyndon Johnson finisce l’innocente maleducazione e comincia il deliberato sadismo. L’aver convocato l’allora Segretario al Tesoro Douglas Dillon per un colloquio durante il quale lui, neopresidente, gli parlava mentre era seduto a defecare, a esser buoni potrebbe essere ascritto alla prima; ma l’aver dibattuto, nelle medesime circostanze, con il Senatore J. William Fulbright per la sua opposizione alla politica di gestione del Vietnam, è considerato dagli addetti ai lavori un'inquietante istanza del secondo.

Più Jacqueline Kennedy provava a eliminare dalla coscienza la rozzezza del successore di suo marito, più essa le tornava alla mente rafforzando il suo risentimento. “Va oltre lo stile,” confidava agli amici. “John aveva stile, ma questo va oltre”.

I reporter del Congresso hanno notato una logica estensione delle vanterie di Mr. Johnson riguardo il suo folleggiare delle 6 del mattino con la moglie nei suoi improvvisi accessi di esibizionismo fallico, avvenuti in piscina o alla toilette. A proposito di questa sua tendenza, l’assistente di Drew Pearson, Jack Anderson, ha dichiarato: “Quando Lyndon dà l’annuncio di un vertice al Congresso, tutti tremano”.

Corrisponde a verità il fatto che Mrs. Kennedy aveva resistito alle pressioni derivanti dal pubblico scandalo, che andava dalla donna che protestava di fronte alla Casa Bianca recando con sé una foto sgranata del presunto John Kennedy che sgattaiola via dall’abitazione della sua segretaria Pamela Turnure, per arrivare al Blauvelt Family Genealogy che affermava a pagina 884, alla voce “Undicesima Generazione”, che una certa Durie Malcom era “sposata, in terze nozze, con John F. Kennedy, figlio di Joseph P. Kennedy, un tempo Ambasciatore in Inghilterra”.

Ma erano le infedeltà personali che tormentavano Jackie (come in effetti avrebbero tormentato qualsiasi moglie cresciuta in questa cultura), e che la spinsero a fuggire esasperata. Il suocero le offrì un milione di dollari affinché ci ripensasse. Lei tornò non tanto per il denaro, ma perché credeva sinceramente che la nazione avesse bisogno di John Kennedy e lei non voleva assumersi la responsabilità di fargli perdere il favore popolare al punto di impedirgli di conquistare la presidenza.

In seguito il destino volle che sopportasse una responsabilità molto diversa, e ambivalente: quella paradossale della notorietà. A lei piaceva fino in fondo quel ruolo, ma una volta disse lamentandosi: “Non riescono a ficcarsi in testa il fatto che c’è una differenza tra essere la First Lady ed essere Liz Taylor?”

Anche quando divenne la First Widow, le riviste cinematografiche non vollero, o non poterono, lasciarla in pace. Probabilmente la più bizzarra invasione della sua privacy si verificò su Photoplay, che in un sondaggio chiese ai lettori: “Troppo presto per un nuovo amore?” La risposta era multipla: “Jackie dovrebbe (1) Dedicare la sua vita esclusivamente ai figli e alla memoria del marito. (2) Iniziare a frequentare, in privato o in pubblico, altri uomini e poi risposarsi. (3) Risposarsi subito.”

Mrs. Kennedy era furiosa. “Perché non gli fanno prendere anche altre decisioni al posto mio? Però reali. Dovrei avere rapporti occasionali? Dovrei usare il diaframma o la pillola? Dovrei tenerli nell’armadietto del bagno o nel cassetto del comodino?”

Ma Jackie non perse mai la sua dignità in pubblico. Aveva troppo a cuore la sua immagine.

I giornali americani sembrano avere un approccio schizofrenico verso i leader. Desiderano esporre le loro umane fragilità e allo stesso tempo non vogliono esporre le loro umane fragilità. Gore Vidal era ospite di un programma televisivo a Londra e spiegò perché Jacqueline Kennedy non andrà mai d’accordo con Lyndon Johnson. Durante il complicato viaggio da Dallas a Washington dopo l’assassinio, Jackie si era imbattuta inavvertitamente in Johnson che era accanto alla bara del suo predecessore e ridacchiava. Questa rivelazione ha fatto discutere a Londra, ma qui nessuno ne ha parlato.

Il presidente Johnson si abbandona spesso a gesti inappropriati, ad esempio il discutibile tempismo con cui ride mentre parla di questioni gravi, ma dobbiamo anche tenere presente che Mrs. Kennedy quel giorno aveva subito un trauma e che la sua percezione poteva essere stata alterata dalla tragedia. Questo suo stato di shock potrebbe essere alla base del suo racconto di quanto accaduto a bordo dell’Air Force One, che chi scrive ritiene essere frutto di un delirio, ma che Mrs. Kennedy conferma di aver visto coi propri occhi. “Lo racconto per completezza storica,” disse, “così che la gente fra cento anni sappia ciò che ho dovuto passare”.

Confermò quanto detto da Gore Vidal, ma proseguì: “Johnson era accucciato sul cadavere e non ridacchiava più, ma respirava affannosamente e muoveva il suo corpo ritmicamente. Inizialmente ho pensato che stesse praticando un qualche rito simbolico appreso da ragazzo dai messicani o dagli indiani. Ma poi ho capito. C’è solo un modo per dirlo. Stava letteralmente scopando la gola di mio marito. Nel foro di proiettile presente nella sua gola. Raggiunse il climax e poi smontò. Io ero impietrita. E il ricordo successivo che ho è di lui che giura come nuovo presidente”.

[Note a margine scritte a mano: 1. Controlla con Rankin: l’autopsia segreta ha rilevato seme nella ferita alla gola? 2. Si tratta di semplice necrofilia o Johnson stava cercando di rendere il foro d’entrata un foro d’uscita allargandolo?]

Lo sguardo di Jacqueline Kennedy tornò a fuoco. “Io non credo che Lyndon Johnson abbia avuto nulla a che fare con qualche complotto, ma so una cosa, e John mi ha insegnato molto sui risvolti del potere. Se John tornasse in vita per miracolo e gli apparisse all’improvviso, la prima cosa che farebbe ora Johnson sarebbe ucciderlo”. Sorrise sardonicamente, e poi aggiunse: “Se non lo ammazza prima Bobby”.

 

Traduzione: Adrien Vaindoit

Revisione: ReRosso

Versione originale: http://www.ep.tc/realist/74/index.html

Pensate al filo rosso che parte dall'Ungheria del 1941, dove una ragazza di nome Betty Markowitz è costretta a lasciare il suo amore di gioventù per essere deportata a Mauthausen, e prosegue in America, dove questa ragazza, credendo morto quel suo amore, si trasferisce con Otto, un altro sopravvissuto all'Olocausto diventato nel frattempo suo marito, e passa poi per New York dove la coppia dà alla luce un bambino di nome Robert, pensate a quel filo rosso che segue questo bambino in Arizona, dove la sua famiglia va a vivere, poi passa per l'Air Force degli Stati Uniti d'America, dove il giovane Bobby, negli anni della guerra del Vietnam, contrae l'epatite C a causa di una trasfusione infetta, e poi per Los Angeles, dove, appena trentenne e già padre di famiglia, Robert decide di trasferirsi per fare il comico dopo aver lasciato il vecchio lavoro di venditore di stereo salvo scoprire che il locale in cui era stato scritturato era andato a fuoco il giorno prima del suo arrivo, quel filo rosso che continua, passando sotto l'egida di Rodney Dangerfield che apprezza Robert per il suo humour autolesionistico, si incrocia con altri fili relativi ad altra gente allora in ascesa come Bill Hicks e Sam Kinison, e lo accompagna mentre rifiuta il ruolo di George in Seinfeld dicendo a Larry David che la sceneggiatura non faceva ridere, e segue Robert durante tutti i primi successi come autore comico di In Living Colour, di due special sul canale Showtime e di due comedy album, filo che si aggroviglia una prima volta nel 1992 con la morte di suo figlio Derek a soli 11 anni e una seconda nel 1998 per un lieve attacco di cuore ("Capisci che sei fuori forma quando hai un attacco di cuore mentre stai guardando la tv") che gli ispirerà alcuni dei passaggi più divertenti del suo primo HBO special "Unprotected", semplicemente uno dei più grandi classici della comicità moderna, che gli regala la fama di comedian diretto e brillante e che stava per procurargli addirittura un contratto per una serie comica su Fox, se non fosse stato per l'ennesimo groviglio del nostro filo dovuto alla separazione dalla prima moglie e alla scoperta di un linfoma non-Hodgkin al terzo stadio che costringe Robert a dure sessioni di chemioterapia (da cui fuggirà per potersi esibire una sera a Las Vegas), in seguito alle quali riesce a guarire dal tumore, riconciliarsi con la prima moglie Vicki, separarsi definitivamente e sposare la migliore amica della figlia Jessica e a tornare in scena con il suo secondo HBO special "Life Since Then", in cui fa battute su tutto il suo terribile viaggio a braccetto con la morte (raccontato anche nel libro "Cancer for 5 dollars a day") e batte territori ancora inesplorati della comicità, show che segna però anche l'inizio della fine, poiché ormai il filo rosso, giunto sin qui, comincia ad aggrovigliarsi troppe volte su se stesso e si esaurisce nel momento in cui, già debilitato per via di una cirrosi originatasi per l'errata trasfusione ai tempi dell'aeronautica ed esacerbatasi con le chemio tanto da indurlo a mettersi in lista d'attesa di un trapianto di fegato, Robert Schimmel muore in seguito al più banale degli incidenti automobilistici a Scottsdale, Arizona il 3 settembre del 2010, lasciandoci con un palmo di naso e con in mano l'altro capo del filo, a goderci il suo patrimonio comico di autore che ha portato con sé, quasi ce l'avesse scritto nel sangue, un carico di tragedia umana privata e collettiva non indifferente, che ci ha restituito però sottoforma di una comicità straordinaria per la sua efficacia, e talmente onesta da essere un po' ostracizzata e sottovalutata.

Schimmel non era un eroe civile come Lenny Bruce o George Carlin, né un sognatore come Bill Hicks. "Era sempre lui l'oggetto delle sue battute" dice il suo manager Lee Kernis, "Quando parlava dei suoi fallimenti nei matrimoni, nelle relazioni o nell'essere padre, le battute erano sempre incentrate sul fatto che lui alla fine non vinceva mai". "Quello che mi salva è il fatto che sono io la vittima del mio humour. Io sono quello che porta i film porno a casa e chiede a mia moglie di imitarli e mia moglie è quella che dice 'Quando somiglierai a quello lì, allora lo faremo'".

In questo Guilty as Charged, i temi sono quasi esclusivamente a luci rosse, anche quando si parla di animali. Alcuni pezzi verranno sviluppati e riproposti negli spettacoli cronologicamente successivi. Il pezzo sulle parrucche per il cazzo, ad esempio, sarà rielaborato in seguito quando davvero ne avrà comprata una per via delle chemio, e in questo show la cosa non può che sembrarci un oscuro quanto divertente presagio.

Traduzione: Adrien Vaindoit, Paolo Burini
Revisione: Giacinto Palmieri, ReRosso

Ho appuntamento con il misterioso personaggio che si cela dietro il nickname Qualcosa del Genere a Roma, in via del Pigneto.

Cerco di riconoscere la sua figura tra i passanti di questa strada in cui convivono a stretto contatto, ma ognuno al suo rispettivo ciglio, immigrati africani e borghesia radical chic, scenario ricco di contraddizioni che sarebbe molto bello citare nell'introduzione figa a un'intervista. Non riesco a scorgerlo, eppure i messaggi che ci siamo scambiati poco prima dell'incontro lasciavano poco spazio ai dubbi: io gli ho detto che mi avrebbe riconosciuto dalla pelata, l'anellone al dito indice e la scorta di sei uomini, mentre lui si era descritto come la bambina col cappottino rosso di Schindler's List, ma senza gli ebrei grigi attorno.

Dopo qualche minuto finalmente arriva e mi stringe la mano, ed è una grande emozione vedere finalmente il volto dell'amabile persona che è dietro uno dei migliori blog oggi in circolazione.

Qualcosa del Genere

Qualcosa del Genere

Ci sediamo in un bar e iniziamo a dare forma a questa pagliacciata, non prima di aver ordinato da bere.

CS: Hai presente Fabio Fazio che intervista Dario Fo? In questa intervista io sarò un po' più prono.

QDG: È difficile essere più proni di Fabio Fazio, si passa allo yoga.

CS: Il fatto di non rivelare la tua identità è un fatto abbastanza insolito in un’epoca in cui tutti hanno la possibilità di aspirare alla notorietà. Ci sono però anche degli aspetti positivi, nel senso che tu puoi dire quel cazzo che ti pare senza timori.

QDG: L’anonimato è nato per puro caso: all’inizio non avevo nessun motivo preciso, anzi, pensavo fosse normale. C’è stato un momento in cui mi sono reso conto che mi era utile, perché mi ha sempre lasciato la possibilità di scrivere quello che mi pare. E poi sono uno a cui non piace essere al centro dell’attenzione; le volte che è capitato ho cercato di mantenere un profilo basso, di far calmare le acque. Non mi piace che qualcuno si aspetti qualcosa da me. Voglio essere lasciato molto libero.

CS: Secondo me la tua novità consiste nell’utilizzare sapientemente tecniche comiche classiche (che ormai chi è un po’ avvezzo all’argomento conosce) per dire cose talmente estreme da essere divertenti.

QDG: In realtà penso di essere estremamente sopravvalutato. Attendo l’istante in cui la gente si accorgerà che sono una truffa.

CS: Perché proprio la comicità?

QDG: Perché da piccolo non sono stato stuprato da nessuno. No, la verità è che da piccolo un tizio ha cercato di stuprarmi, io sono fuggito e lui mi ha sparato un colpo al cuore. Ma il proiettile è stato fermato da un libro di Gino Bramieri.

CS: È una delusione per tutti se non sei stato stuprato davvero.

QDG: Scrivo cose comiche perché mi diverte. Nell’istante stesso in cui non mi diverto, non ho voglia di scrivere. Quindi dalla mia prospettiva, se quello che scrivo non mi fa ridere, non serve a un cazzo.

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Quando il New York Times mi ha chiamato, chiedendomi di scrivere qualche parola "autorevole" sull’ipocondria, ammetto di essere stato preso alla sprovvista. Che luce avrei potuto gettare su questo tipo di comportamento bizzarro visto che, contrariamente alla credenza popolare, io non sono un ipocondriaco, ma appartengo a tutt’altro genere di pazzia?

Io in realtà sono un allarmista, sono quindi nello stesso campo dell'ipocondriaco, o meglio, nello stesso pronto soccorso. Però c'è comunque una differenza fondamentale: io non mi sento affetto da malattie immaginarie, le mie malattie sono reali.

Ciò che distingue la mia isteria è che, alla comparsa del più lieve sintomo, diciamo le labbra screpolate, balzo subito alla conclusione che le labbra screpolate indichino un tumore al cervello. O forse cancro ai polmoni. In un caso ho pensato che fosse la mucca pazza.

Il punto è che sono sempre certo che si tratti di qualcosa che mi farà rischiare la vita. Poco importa se poche persone siano mai state trovate morte di labbra screpolate. Ogni minimo dolore mi conduce in uno studio medico, dove ho bisogno di essere rassicurato che la mia ultima crisi allergica non richiederà un trapianto di cuore o che ho diagnosticato male la mia orticaria e gli uomini non possono contrarre la grafiosi dell'olmo.

Purtroppo mia moglie si fa carico di questi drammi patologici. Come quella volta che mi svegliai alle 3 del mattino con una macchia sul collo che mi sembrava avere chiaramente le caratteristiche di un melanoma. Che in realtà fosse un succhiotto fu confermato solo più tardi in ospedale dopo molti pianti e stridori di denti. Seduto a un’orario assurdo al pronto soccorso con mia moglie che tentava di tranquillizzarmi, stavo già risalendo le cinque fasi del lutto ed ero alla “negazione” o alla “contrattazione”, quando un giovane dottore mi fissò con sdegno e disse sarcasticamente: "Il suo succhiotto è benigno".

Ma perché dovrei vivere con quest'ansia costante? Mi prendo molta cura di me stesso. Ho un personal trainer, grazie al quale faccio 50 flessioni al mese che, insieme ai piegamenti al ginocchio e agli addominali, ora mi permettono di sollevare sopra la testa un bilanciere da 45 chili con solo un minimo distacco delle pareti dello stomaco. Non fumo e sto attento a quello che mangio, evitando accuratamente qualsiasi alimento che dia piacere. (Fondamentalmente seguo un regime di dieta mediterranea con olio d'oliva, noci, fichi e formaggio di capra, dieta che, eccetto l'occasionale impulso di diventare un venditore di tappeti, funziona). Oltre alle visite mediche annuali, faccio tutti i vaccini e le iniezioni disponibili, mi rendo immune a tutto, dalla malattia di Whipple al ceppo Andromeda.

Quanto alle vitamine, se ne prendo un po' a ogni pasto, nel tempo posso arrivare anche ad assumerne molte, prima che gli ultimi studi dimostrino che non servono a niente. Per quanto riguarda i farmaci, sono flessibile ma prudente, perché, se è vero che gli antibiotici uccidono i batteri cattivi, ho sempre paura che uccidano anche i miei batteri buoni, o addirittura i feromoni, così da non farmi più emettere richiami sessuali negli ascensori affollati.

È anche vero che quando esco di casa per una passeggiata a Central Park o per un latte macchiato da Starbucks, potrei anche fare un salto in ospedale per un veloce elettrocardiogramma o una TAC a scopo preventivo. Mia moglie dice che non ha senso e che è tutta una questione di geni. I miei genitori sono vissuti entrambi a lungo, ma si sono rifiutati di passarmi i loro geni, perché credevano che le cospicue eredità rovinino i figli.

Anche quando i risultati del mio check-up annuale mi indicano in perfetta salute, come faccio a rilassarmi se so che dal momento in cui lascio lo studio del medico qualcosa può cominciare a crescere in me e che nel giro di un anno renderà il mio petto a raggi X simile a un Jackson Pollock? Tra l'altro, questa preoccupazione cronica per la salute mi ha reso abbastanza esperto in medicina. Non che occasionalmente io non commetta errori, ma quale dottore non lo fa? Per esempio, una volta ho convinto una donna che lamentava un lieve ronzio alle orecchie di avere dei batteri carnivori, e un’altra volta ho dichiarato morto un uomo che si era semplicemente addormentato su una sedia.

Ma cos’è questa ossessione per la vulnerabilità personale? Quando vado nel panico per sintomi che non richiederebbero più di un'aspirina o una pomata, di cos'è che ho realmente paura? La mia ipotesi migliore è la morte. Ho sempre avuto una paura bestiale della morte, un destino orrendo secondo solo al dover assistere a un intero concerto rock. Mia moglie cerca di consolarmi sulla mortalità e mi assicura che la morte è una parte naturale della vita, e che tutti moriremo prima o poi. Stranamente questa notizia, sussurratami in un orecchio alle 3 del mattino, mi fa balzare urlando sul letto, accendere ogni luce in casa e mettere il disco di “The Stars and Stripes Forever” a tutto volume fino al sorgere del sole.

A volte penso che la morte potrebbe essere più tollerabile se venissi a mancare nel sonno, anche se in realtà per me nessuna forma di morte è accettabile, con la possibile eccezione di essere ucciso a calci da un paio di cameriere vestite in modo succinto.

Forse la penserei diversamente se fossi religioso, cosa che non sono, nonostante a volte abbia il sentore di far parte di un qualcosa di più grande – tipo uno schema di Ponzi. Un grande filosofo spagnolo scrisse che tutti gli esseri umani desiderano ardentemente "la persistenza eterna della coscienza". Una condizione non semplice da mantenere, specie quando sei a cena con persone che non fanno che parlare dei loro figli.

Eppure, ci sono cose peggiori della morte. Molte di esse le danno al cinema più vicino. Per esempio, non mi piacerebbe sopravvivere a un ictus e dover parlare per il resto della mia vita da un lato della bocca come un bagarino. Non vorrei neanche finire in coma e stare in un letto d’ospedale dove non sono morto, ma non riesco nemmeno a battere gli occhi per fare segno all’infermiera di cambiare canale da Fox News. E poi, chi dice che l’infermiera non è uno di quei pazzi angeli della morte che odiano vedere la gente soffrire e mi riempie la flebo di Esso senza piombo?

Peggio della morte sarebbe anche essere tenuto in vita artificialmente e sentire i miei cari che discutono animatamente su cosa fare di me, con mia moglie che dice: “Secondo me possiamo staccare la spina, sono passati 15 minuti e siamo in ritardo per la cena”.

Quello che mi preoccupa di più in assoluto è finire come un vegetale – qualsiasi tipo di vegetale, incluso il mais, che in circostanze più allegre invece mi piace alquanto. Ma sarebbe davvero così bello vivere per sempre? A volte al telegiornale parlano di quei tipi alti che vivono in regioni ricoperte di neve in villaggi in cui la popolazione vive fino a 140 anni. Ovviamente non mangiano che yogurt, e quando muoiono non vengono imbalsamati, ma pastorizzati. E non dimentichiamo quella gente in salute che cammina ovunque perché è impossibile prendere un taxi sull'Himalaya. Insomma, voglio veramente passare i miei giorni in un posto sperduto dove il massimo dell'intrattenimento consiste nel vedere chi è che in paese riesce a sollevare più in alto un bue a mani nude?  

Riassumendo, ci sono due gruppi distinti, ipocondriaci e allarmisti. Entrambi soffrono a modo loro, e le caratteristiche di un gruppo possono sovrapporsi all’altro, ma che tu sia un ipocondriaco o un allarmista, a questo punto della storia, è sempre meglio che essere un repubblicano.

 

Traduzione: Adrien Vaindoit

Originale pubblicato dal New York Times il 12 gennaio 2013.

LATE JOKES

 

Gli Stati Uniti non possono non attaccare la Siria perché il dittatore Bashar al-Assad sta uccidendo il suo popolo con armi chimiche. Prima uccideva solo con i proiettili. Ma se all'America fosse importato qualcosa di gente sparata, avremmo invaso Chicago.

(Stephen Colbert)

 

Penso che siamo pronti ad attaccare la Siria. Ma se vinciamo, in semifinale ci tocca l'Iran.

(David Letterman)

 

Si vede proprio che sta arrivando l'autunno. Le foglie cambiano colore più velocemente della posizione della Casa Bianca sulla Siria.

(Jay Leno)

 

Per una settimana Obama ha continuato a dire che cercherà l'approvazione del Congresso prima di attaccare la Siria, ma ora dice che non è necessaria. Quando i giornalisti gli hanno chiesto se non stava rilasciando dichiarazioni ambigue, il presidente ha risposto: "Sì e no".

(Jay Leno)

 

I leader repubblicani hanno approvato il piano del presidente Obama per attaccare la Siria. Vedete, è questo che amo del nostro Paese. L'unica volta in cui repubblicani e democratici sono d'accordo è quando si tratta di bombardare qualcuno.

(Jay Leno)

 

Se Obama voleva davvero convincerci dell'attacco in Siria, doveva imparare da Apple. Vendere alla gente un iPhone e un attacco bellico sono due cose molto simili. Basta dire che il nuovo è più piccolo, più economico e più veloce e la gente ci casca. Anche se ne ha già un altro o se sta ancora pagando il modello precedente.

(Stephen Colbert)

 

Sto con la maggioranza che non vuole attaccare la Siria. Per quanto siano orribili le armi chimiche, molta gente non vuole un'altra grana in Medio Oriente. Non ho mai capito la logica dietro il: "Assad, brutto mostro, hai passato il limite che nessun uomo dovrebbe passare, anche se in guerra. Ti bombardiamo. Ma solo un po'. Solo un buffetto, Satana".

(Bill Maher)

 

A fare da paciere c'è Putin. Ci aiuterà a mettere in sicurezza le armi chimiche, perché se c'è una cosa per cui ti puoi fidare di Putin, è la roba velenosa.

(Bill Maher)

 

Andrà a finire che Assad manderà le sue armi chimiche in Russia, che ovviamente le venderà alla Cina, che le riconfezionerà e ce le venderà come spray anti-insetti a 99 centesimi a bomboletta.

(Bill Maher)

 

Non è facile mettere in sicurezza tutte quelle armi chimiche. Ne hanno sparse a volontà dappertutto. Ne hanno anche una parte stipata qui negli USA. Si chiama Monsanto.

(Bill Maher)

 

Emergenza scongiurata. Ora il Congresso sospende il voto sull'attacco militare, l'ONU mette in sicurezza l'arsenale chimico di Assad e il popolo siriano può finalmente tornare a uccidersi con armi convenzionali. Vittoria per tutti.

(Stephen Colbert)

 

Hanno arrestato la nipote di Joe Biden. La parte più difficile dell'arrestare un Biden è convincerlo che ha il diritto di rimanere in silenzio.

(Conan O' Brien)

 

Il presidente di Starbucks ha chiesto ai clienti di non introdurre più armi nei locali della sua catena. Ha detto: "Siamo noi che derubiamo voi, ragazzi". 

Nel frattempo, la Dunkin' Donuts ha dichiarato: "Non c'è niente che potete introdurre di più pericoloso di quello che vi serviamo".

(Conan O' Brien)

 

Ogni 60 secondi in Africa passa un minuto.

(Bill Murray)

 

Oggi papa Francesco ha detto che anche gli atei possono essere perdonati da Dio. E con questa, 2000 anni di Cristianesimo giungono al termine, signore e signori.

(Conan O' Brien)

 

Il papa è impazzito di nuovo. Avete visto che ha detto stavolta? E' in carica solo da pochi mesi e prima ha detto che gli atei possono andare in paradiso, poi che non giudica i gay, poi che stava pensando di far sposare i preti. Questa settimana ha detto che la Chiesa è ossessionata da aborto, matrimoni gay e contraccettivi. Poi si è acceso una canna. E ha confermato che sta frequentando Miley Cyrus. Non sono sicuro di cosa voglia questo papa, ma comincio a temere che punti al mio programma.

(Bill Maher)

 

Io credo che alcuni credenti odino gli atei perché gli hanno rovinato il finale.

(Ricky Gervais)

 

Non rinunciare ai tuoi sogni, continua a dormire.

(Bill Murray)

 

 

 
LATE JOKES
 
Da oggi inauguriamo la rubrica LATE JOKES, in cui pubblicheremo periodicamente le migliori battute dette durante gli show serali americani. In questa puntata, agosto 2013.
 
 
 
Il sindaco di San Diego Bob Filner vuole far pagare al comune le spese legali per la sua causa per molestie sessuali. Sostiene che è giusto perché ha molestato donne solo in orario d'ufficio, mai nel suo tempo libero. 
(Jay Leno)
 
Sembra che un audio registrato da Monica Lewinsky durante uno degli incontri sessuali con Bill Clinton negli anni '90 sia stato passato al National Enquirer. Con tutti questi scandali riguardanti Anthony Weiner e il sindaco di San Diego, è bello veder tornare un vecchio professionista a fargli vedere com'è che si fa. 
(Jay Leno)
 
Un uomo in Colorado vuole che la marijuana sia classificata tra le verdure. Devo dire che è un modo ingegnoso di scoraggiare gli americani dall'assumerla. 
(Conan O' Brien)
 
Il bando alle bibite zuccherate giganti è stato revocato. Ora potete andare al 7-eleven e prendervi un bel bicchierone gigante. Ne hanno uno così grande che Simon e Garfunkel ci hanno fatto dentro il concerto della reunion.
(David Letterman)

 

 
Un liceo dell'Arkansas ha autorizzato gli insegnanti a portare armi con sé. E ora gli studenti quando fanno una domanda devono alzare entrambe le mani. 
(Conan O' Brien)
 

 

Congratulazioni, Congresso! Sei al 77% di tasso di disapprovazione! Sei a un passo dal diventare la parola inglese più offensiva che inizia per C! 
(John Oliver)
 

 

I produttori dei droni vogliono che i media smettano di chiamare "droni" i loro aerei senza pilota. Non gli piace la parola "droni". I costruttori hanno dichiarato: "Preferiamo l'espressione 'ospite a sorpresa'". 
(Conan O' Brien)
 
In Corea del Nord hanno sviluppato il loro primo smartphone, molto simile a un iPhone. Ma se fai qualche domanda a Siri, ti denuncia alla polizia. 
(Jimmy Kimmel)
 

 

I cellulari hanno rovinato tutto il divertimento nello spingere una persona vestita in piscina. 
(Bill Murray)
 
Sono uscite le foto del certificato di nascita del royal baby. La professione di Kate indicata sul documento è "principessa". Fa sempre piacere quando una neo-mamma decide di non lasciare il lavoro. 
(Conan O' Brien)
 
Il presidente russo Vladimir Putin è stato una settimana in vacanza e a quanto pare ha catturato un pesce gigante da 46 chili. Putin l'ha definito un risultato encomiabile, mentre il direttore dell'acquario ha dichiarato: "Cosa potevo fare? E' il presidente". 
(Jimmy Fallon)
 
In Russia si terranno le Olimpiadi invernali, ed è un problema, perché sapete, la Russia ce l'ha veramente molto con i gay. Lo sapevate? Davvero, hanno dichiarato che arresteranno qualsiasi atleta olimpico che "promuoverà" l'omosessualità. E, a questo proposito, è stato abolito il pattinaggio artistico. 
(Bill Maher)
 
Il papa ha detto che i gay cattolici non devono essere discriminati. Ha detto: "Chi sono io per giudicarli?"
Io penso che valga come per tutti gli altri. Appena li conosci, non li identifichi più come gay, ma come persone. E non sei più contrario ai gay. E poi chi ha più amici gay di un papa? 
(Bill Maher)
 
E' uscito il sequel del film dei Puffi. Sono piccoli e teneri gnometti che vivono insieme in armonia. Il papa ha dichiarato: "Chi sono io per giudicarli?" 
(David Letterman)
 
Papa Francesco ha detto che non giudica i preti omosessuali. In risposta, i preti omosessuali hanno dichiarato che non giudicheranno Papa Francesco per quel vestito e quelle scarpe. 
(Conan O' Brien) 
 
Il papa ha detto una cosa incredibile. Ha detto che offrirà un'interruzione della pena in Purgatorio per chiunque lo seguirà su Twitter. Ha anche detto che i cattolici possono fare sesso prima del matrimonio se gli mettono "mi piace" su Facebook. 
(Conan O' Brien)
 
Papa Francesco ha detto che anche gli atei possono andare in Paradiso. Per ricambiare la cortesia, gli atei hanno dichiarato che anche i papi possono finire in un vuoto di nulla assoluto. 
(Conan O' Brien)
 
Papa Francesco ha fatto un'affermazione estremamente controversa. Ha detto che chiunque compia azioni giuste può andare in Paradiso, compresi gli atei. Alcuni cattolici hanno reagito male perché questo significa che hanno sprecato un sacco di domeniche andando a messa. 
(Jimmy Kimmel)
 
 
AREA CLASSIC:
Sono contrario alle manifestazioni, ma non so come dimostrarlo. 
(Mitch Hedberg)

 

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