Cogliamo l’occasione del cambio di dominio per inaugurare una nuova rubrica, in cui tenteremo di andare oltre la traduzione di spettacoli comici stranieri e fornire un punto di vista diverso sulla comicità e sulla satira. Iniziamo con uno sguardo a quanto di buono succede all’interno dei nostri italici confini, occupandoci dell’esperimento romano dell’Officina Satiriasi, laboratorio di satira indipendente che ha portato la stand-up comedy nei piccoli teatri della capitale. Durante la scorsa stagione di Satiriasi si sono esibiti i comici Filippo Giardina, Stefano Augeri, Claudio Fois, Mauro Fratini, Pietro Sparacino, Francesco De Carlo, Daniele Fabbri, Saverio Raimondo, Francesco Lancia, Tania Mattei e Velia Lalli. Intervistiamo quindi colui che, insieme a Stefano Augeri, è promotore del progetto: Filippo Giardina.
Allora, Filippo, descriviti in due righe.
Scrivo e porto i scena i miei monologhi dal 2003, ho fatto un film, 207 puntate di un tg satirico, ho scritto un libro, ho un sito (www.filippogiardina.com) e quest’anno ho co-fondato “Satiriasi-L’Officina della satira”. Credo profondamente nel valore dell’etica e per questo motivo vado da uno psicoterapeuta.
In pratica, in che consiste il progetto Satiriasi?
Satiriasi – L’Officina della Satira nasce da un’idea mia e di Stefano Augeri e si pone come obiettivo di portare in Italia la stand-up comedy di stampo satirico, un genere di comicità molto affermato all’estero ma che in Italia non ha ancora trovato spazio.
Cosa vi ha spinto a mettere su tutto il baraccone (oltre, ovviamente, alla sete di successo)?
Per anni ho provato a portare contenuti satirici nel mondo del cabaret, fino a che mi sono reso conto che non aveva senso fare satira alla sagra della frittella davanti a bambini, anziani e preti. Allora è nata l’esigenza di creare un’oasi di libertà in cui ci si potesse veramente divertire a dire quello che ti passa per la testa, senza retorica né falsi moralismi. Per questo motivo ogni spettacolo legato a Satiriasi ha il marchio V.M. 18 anni.
È possibile una stand-up comedy italiana? In parole povere, come avete adattato un genere tipicamente angloamericano alla nostra realtà culturale?
La stand-up comedy è un’asta, un microfono e una persona che attraverso il suo bagaglio di vissuto propone un monologo. Quindi non c’è stato bisogno di adattarlo, perchè è un genere essenziale e assolutamente universale. Credo che, oltre a essere possibile, in Italia la stand-up comedy sia necessaria.
Con quale criterio avete selezionato i comici che si esibiscono per le serate di Satiriasi?
In questi anni sono sempre stato un talebano della satira e, se da un lato questa cosa mi ha procurato disastri economici, dall’altro mi ha permesso di avere quel pizzico di credibilità per poter proporre a persone con esperienze umane, artistiche e anagrafiche ricchissime, ma lontane fra loro, il progetto “Satiriasi”, che è stato accolto con grande entusiasmo. Dentro Satiriasi confluiscono le competenze di noti autori televisivi, scrittori di commedie, improvvisatori, giornalisti, comici delusi da esperienze televisive e ogni singolo monologo viene lungamente dibattuto.
Come si svolge questo dibattito? Avete una specie di “comitato” che analizza i monologhi?
Addirittura? Avete bisogno di imporvi delle regole?
Satiriasi propone la stand-up comedy di genere satirico e tutti i comedians per poter partecipare hanno dovuto accettare un manifesto e delle regole che il monologo doveva rispettare. Questo che sembra essere un vezzo fondamentalista in realtà è il cuore di Satiriasi, perché in Italia da qualche anno a questa parte si sta confondendo la satira con il “cabaret politico”. In circa 100 monologhi originali che sono stati proposti nella prima edizione di Satiriasi, abbiamo sviscerato quasi tutti gli aspetti di questa Italia distrutta culturalmente e moralmente senza mai lasciarci schiacciare dall’ansia di dover fare battute sulle notizie dei quotidiani. Credo che la cosa più bella di Satiriasi sia stata quella di portare sul palco delle persone che hanno raccontato non “la verità” ma la loro verità in chiave satirica. Ogni monologo di ogni comedian ha cercato di esprimere un punto di vista su un singolo argomento e soprattutto ha cercato di essere aderente alla regola fondamentale di Satiriasi che è: “La risata è un mezzo, non il fine”.
Cosa volete fare da grandi?
Dare una speranza a tutte quelle persone che non ne possono più di Zelig e che si sono stancate di vedere gli autori satirici come degli idoli pagani portatori di verità assolute. Il primo anno, Satiriasi ha avuto un enorme successo: abbiamo registrato il tutto esaurito in ogni serata e l’anno prossimo ripartiremo con la presentazione del mio spettacolo “Solerte Accidia” (dal 2 al 7 novembre al teatro “Trastevere” a Roma via Jacopa dé Settesoli, 3 – Tel. 06.64561129), per poi riprendere con l’Officina verso la fine di novembre. Inoltre stiamo iniziando una selvaggia e capillare opera di comunicazione e nel prossimo mese contatteremo tutti i locali italiani per proporre questo nuovo genere di comicità: Stand-up comedy vietata ai minori di 18 anni!
Detto questo, non mi resta che ringraziare Filippo per il tempo concessoci e raccomandarvi di andare a vedere il suo monologo, che, vi assicuro, è davvero eccellente.
-ReRosso

Bellissimo… mi perplime l’idea “la risata è un mezzo, non il fine”. La stand up comedy divertente, a mio avviso, non è solo a carattere satirico.
In una officina simile, ad esempio, Eddie Izzard “non rispetterebbe le regole”…
La comicità non si può dividere in “satira politica” vs “Zelig”… c’è dell’ottima stand up comedy che non fa satira ma è molto divertente!
@ Massimiliano
Grazie
Hai perfettamente ragione, c’è un’ottima stand up di stampo non satirico.
Il nostro esperimento si concentra sulla satira, ma riconosco una grande dignità a tutti i generi di comicità.
Sarei molto contento se in Italia prendesse piede la stand up comedy in tutte le sue molteplici forme.
Con l’idea della risata è un mezzo intendevo dire non ci piace la risata fine a se stessa.
p.s.
Se venisse un Eddy Izzard sarei strafelice di venire meno alle regole e lo farei partecipare di corsa.
Filippo, non parlare male di Zelig che poi Roberto si dispiace!
@Filippo: la mia era solo una minuscola perplessita. L’aspetto “stravagante” nella comicità in italia è diventato quasi sinonimo di Zelig, invece ci sono diversi maestri a praticarla.
Per il resto ti faccio i complimenti, il progetto è ottimo! Ho intenzione di venire a vedervi al più presto!
Se poi chiamate Eddie, il posto in prima fila non me lo toglie nessuno!
Bravo Filippo! Son queste le cose che gli appassionati del genere amano vedere (e leggere). Il progetto Satiriasi mi lascia ben sperare, perchè c’è vita oltre Zelig!
P.S. Il fatto che Eddie Izzard possa venire in Italia non lo riterrei tanto improbabile: è un grande appassionato di lingue e in Francia ha fatto dei monologhi in francese, ad esempio. Quindi, in futuro chissà…
Ragazzi, I hate being annoying… ma, in vista di quest’estate, ci regalerete qualche release da leccarsi i baffi??
Ad es. la famosa sorpresona di Febbraio..?
Grazie sin d’ora, ora e sempre, nei secoli dei secoli amen per salvarci da cose quali “the annoying orange” (da cui l’incipit)
Bonats
Emo Philips Live in Chicago ’83 coming soon…
inizia a procurarti il video di life since then di robert schimmel: traduzione appena completata
Grande Adrien, non vedo l’ora!
ho finalmente aggiornato la pagina delle prossime uscite, rimuovendo l’inutile data di uscita prevista, visto che non la rispettavamo praticamente mai
alla “sorpresona” è stato dato un nome, anche se è ancora lungi dall’essere completata (sto aspettando che me la trascrivano, è praticamente impossibile da capire per un non madrelingua)
> [...] Daniele Fabbri [...]
…WTF?!?
Lui=>http://www.danielefabbri.net/
Detto anche TelapìnderQ su ScaricaBile (giusto?).
Il progetto è buono, c’è una sostanziosa fetta di pubblico che esige della satira, e della comicità seria capace di far ragionare.
Appunto però, per quel che ho visto, una mancanza di teatralità e personalità a mio parere indispensabile per chi fa stand-up comedy: i monologhi vengono recitati come se si avesse fretta di finire, usando sempre la stessa tonalità di voce, pochissime pause ecc ecc.
Non si dovrebbe sottovalutare il modo di dire una battuta, per il resto l’idea pare buona. Perché solo esibizioni di gruppi musicali che fanno cover nei locali?
Mi sembra di leggere una forte presuntuosità nelle parole di Filippo, non giustificata visto che lo spettacolo, da uel che posso vedere, mi sembra piuttosto scarso. Mi son fatto mezza risata a dir tanto: sono strano io o non sono l’unico che la pensa così? Vorrei capire…
Come dice anche Matteo, oltre all’apparente debolezza dello spettacolo c’è un problema più grande: il commediante, quello che dovrebbe essere il “satiro”. Manca molto di teatralità e di personalità, fa un misto di italiano e romano che non funziona affatto bene, tenta di imitare la velocità di altri autori italiani (e non), con un risultato pessimo. Mi spiace esser così duro, ma nno capisco perché la pubblicità a questo personaggio: cos’è un premio sulla fiducia? Qualcosa tipo il Nobel ad Obama (e ce ne passa fra le due cose…)?
Sì, il progetto sembra buono, anche se un pò duro. Ma va bene, i progetti “rigidi” fan bene, staremo a vedere.
Un consiglio? Meno presunzione e uno studio accurato di quelli che han fatto delle buone cose riguardo lo stand-up comico di stampo informativo (Gaber, Benigni, Luttazzi, Grillo…): invece di scacheggiarli, magari si impara qualcosa che può aiutare a realizzare una buona, lodevole e sana ambizione
caro Mauro,
no, non è un premio sulla fiducia. Ho visto Filippo dal vivo e ti assicuro che merita. Probabilmente se avessi scelto io i pezzi da inserire nel “blob” ne avrei messi altri, ma la tua recensione mi sembra abbastanza ingenerosa, soprattutto per quanto riguarda la presunta “imitazione” di altri comici che secondo te farebbe Filippo. Guardando lo spettacolo intero, vedresti che ha un’identità ben precisa. Infatti io al posto suo avrei messo più spezzoni in cui parla di sé. Anche linguistica: la sua romanità si riflette in alcune inflessioni: embè? Rimprovereresti a Benigni di tirare fuori qualche battuta in toscano? (Rispettando gli ordini di grandezza, per carità)
Poi, de gustibus, se non ti piace, non ti piace. Però se ti capita a tiro vallo a vedere. Anch’io quando sono andato a vederlo a teatro avevo delle aspettative più basse, per aver visto dei suoi sketch precedenti sul tubo.
Chiedo venia per esser stato così duro, ma in quel momento il video e l’intervista mi han trasmesso quelle sensazioni.
La curiosità di andarlo a vedere, per poter giudicare con giustizia nei suoi confronti, è stata la prima cosa. E non mancherò di farlo.
Ai tuoi occhi è ingenerosa proprio perché io non l’ho visto e tu sì, giustamente, per questo mi sento in difetto e rimedierò il prima possibile.
Quando parlo del misto fra italiano e romano non intendo dire che sia sbagliato concettualmente: benvengano le battute in “dialetto”, o meglio in accento o influenza dialettale. Dico che in alcuni momenti del video, nel suo caso, mi sembrava stonassero un pò. Quando un romano parla italiano piuttosto corretto, a volte non riesce a dare forza al proprio influsso romano, dialettale. A me ad esempio mi prendono spesso in giro, proprio per questo motivo. Non so se son stato chiaro, probabilmente è un meccanismo che si innesca solo con il romano, che non è un vero e proprio dialetto, e che spesso (non nel caso di filippo) sa più di “volgare”(senza rimandi etimologici) che di dialetto.
Per il resto, avrà anche scelto pezzoni sbagliati per il video, ma…il comico non può esser così diverso da quel che si vede lì, per quanto spero che lo sia.
Sarò felice di cambiar idea, anche in parte, come sicuramente accadrò, dopo averlo visto.
Bene, sai anche dove e quando andare vederlo. Senti a me (scusa la mia inflessione dialettale barese), non te ne pentirai. Io l’ho visto con Adrien e altri amici e nessuno di noi è rimasto minimamente deluso. Il prodotto audiovisivo in questo caso non rende, perché è un riassunto di uno spettacolo organico, perché la qualità audio/video non è eccelsa…
Ci andrò di sicuro, a novembre reinterverrò!
In qualsiasi caso, in bocca al lupo a Filippo
Boh ho visto che filippo ha già commentato quindi vorrei dare un paio di consigli senza cattiveria (per un comico imho non ci dovrebbe essere miglior consiglio di uno spettatore):
1-mettici più passione, ma soprattutto più precisione.
Non sei ne il primo ne l’ultimo a dire quello che dici te, e finisci per sembrare molto banale.
2- Aggiusta le imitazioni. Vedendo le imitazioni di Arnold e di Ratzi mi è subito venuto in mente un bambino che PROVA a fare imitazioni. Non dico di non farle, dico solo di aggiustarle, perchè così (sempre senza cattiveria) risulti patetico.
3- Sii più personale. Non impararti tutto a memoria, improvvisa.
4- Meno volgarità. Questo è un commento puramente personale. Dico la volgarità ci può essere, ma non come la metti tu, ammazza la teatralità.
5- Il punto più importante: migliora le battute perchè risultano piuttosto scarse.
Spero che tu non te la prenda male, e che vedessi questi come normali consigli.
Ciao ed in bocca al lupo.
6- non prendere mai consigli da chi scrive “impararti” e non conosce la consecutio temporum.
non te la prendere, ho fatto una battuta con passione e precisione.
io non l’ho visto dal vivo. però mi sembra che quelle di Arnold e Ratzi non fossero imitazioni vere e propria. voleva far capire di chi stava parlando e ha fatto una voce che ricorda vagamente i personaggi.
“improvvisa”? quanti comici improvvisano? tirando in ballo i grandi, George Carlin era precisissimo nei suoi pezzi. ogni comico ha il suo stile. Eddie Izzard improvvisa, Steven Wright no. gli esempi sono tanti. e poi, come fa a essere più “preciso” improvvisando? boh.
“meno volgarità”? non mi è sembrato particolarmente volgare. hai visto mai un video di Eddie Murphy?
per le battute scarse, è la tua opnione e la rispetto. a me alcune sembrano buone, tipo quella di ratzi paragonato alla cassiera o il pezzo sui libri di Travaglio.
Prendo per buone le parole di ReRosso e mi riservo di giudicare una volta visto uno spettacolo dal vivo… perchè questi pezzi di spettacolo non mi hanno fatto un grande effetto.
Inoltre, le battute non mi sono sembrate molto originali…
Mah… non mi sembra granché ‘sto tipo
Forse il suo più grande difetto nel presentarsi è di averlo fatto su questo sito, pieno di video di mostri sacri. L’inevitabile confronto è naturalmente impietoso.
Pollice in su per l’idea, per il tentativo, per il coraggio. Pollice in giù perchè non vedo date a Milano
[...] usare un eufemismo) data dall’esigente pubblico di ComedySubs alla nostra prima intervista a Filippo Giardina, ci aspettavamo di chiudere questa rubrica dopo un solo numero per mancanza di intervistati. [...]