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Carissimi imbavagliati, è con immenso onore che vi annuncio una collaborazione di cui andiamo a dir poco orgogliosi. In realtà, è da qualche settimana che camminiamo tutti a 30 centimetri da terra con un sorriso ebete sul volto.

E sì, perché oggi inauguriamo una serie di traduzioni ufficiali di uno dei comedians più geniali della scena statunitense: Emo Philips. Nelle prossime settimane, proporremo su ComedySubs tutti (o quasi) i filmati presenti sul sito ufficiale di Emo, con il benestare dello stesso autore, che ringraziamo infinitamente per la fiducia.

Emo Philips si propone sul palco come un personaggio infantile, ingenuo. La sua comicità fa largo uso dell’anticlimax e delle battute surreali, potenziate dalla personalissima fisicità del nostro.

Emo raggiunse il grande successo nel 1985, quando il suo album E=MO² vinse il New Music Award come miglior album comico dell’anno. In seguito, oltre a una fiorente carriera come stand-up comedian, Emo è stato anche attore e doppiatore. Recentemente è balzato agli onori delle cronache italiane grazie alle numerose battute che un noto comico italiano gli ha “preso in prestito”.

Ma bando alle ciance, ed ecco a voi Emo Philips, nella sua prima esibizione registrata in video!

Traduzione: Paolo Burini
Timing: Paolo Burini e ReRosso
Revisione: ReRosso e Adrien Vaindoit
Styling ed encoding: Vaz

47 Commenti a “Emo Philips – Live in Chicago (1983)”

  • Sono strafelice per voi per la collaborazione.
    E strafelice per me per il fatto di poter gustare nuovi contenuti =)
    Davvero complimenti, ragazzi

  • nicolacongiu:

    La fiducia di Emo è ben riposta e ve la meritate tutta. Fate sempre un lavoro splendido e accuratissimo :)

  • Grandissimi!!! Un colpaccio! Complimenti!!! ora basta punti esclamativi, però…!!!!!!

  • Una lezione di stile per DL: se vuoi portare la stand up in Italia, fallo come si deve. Complimenti, ragazzi, c’è di che essere orgogliosi.

  • Mi unisco ai complimenti! Ottimo lavoro! :)

  • Massimiliano:

    Ah ecco da dove le ha prese:

    -la battuta del badile
    -i genitori che piazzano scommesse
    -quella sui rumori notturni
    -quella sul corso di mimetizzazione

    Complimenti per l’inestimabile lavoro che state facendo!

  • e anche quella della chirurgia plastica mi sembra…
    comunque è la prima volta che vedo uno spettacolo di emo, ed è stupendo…
    sono felicissimo per la collaborazione, è raro vedere comici così “all’avanguardia”

  • tullio:

    è uno dei vostri o un copione?

  • ReRosso:

    @tullio: sono io :D

  • FrancescoV:

    Ho riso come un bambino.

  • @FrancescoV Anch’io. Era un sacco di tempo che non mi facevo due risate così spensierate. La dimostrazione che la comicità può essere intelligente, anche se non è satira.

  • Fausto Rio:

    GRAZIE.

  • Paolo Burini:

    Sono entusiasta che Emo stia riscuotendo questo successo!
    Ringrazio come sempre ReRosso e Adrien per le ottime modifiche in fase di revisione, e Vaz per l’encoding.

  • riguardo la battuta della ragazza che sembrava cosciente fra le braccia del geniale Emo: sentendo la battuta ho pensato che l’etichetta fosse quella del prezzo o comunque un’etichetta di natura commerciale, quindi ho pensato che volesse intendere che faceva sesso con una bambola gonfiabile, il che poteva fare di per sè già ridere..però pensando al contrasto fra atteggiamento sognante e cinismo di altre battute del video, credo che fosse da intendere che la ragazza in oggetto fosse morta e che la “tag” fosse la targhetta identificativa applicata all’alluce dei cadaveri in obitorio! la conferma da wikipedia:

    “A toe tag is a piece of cardboard normally attached with string to the big toe of a dead person in a morgue. It is used for identification purposes, allowing the morticians to correctly identify corpses.”

    se l’avevate intesa così penso che sarebbe più adatto un altro termine al posto di etichetta, per i motivi di cui sopra, per esempio “cartellino di identificazione all’alluce”…

    ps: riguardo a ricky gervais e la battuta su Hitler avete provato a
    controllare?

  • ReRosso:

    @Cesare: sì, la intendevamo così. Se scrivessimo “cartellino di identificazione all’alluce” non avresti il tempo di leggere tutto. Non so, forse “cartellino” o “targhetta” sono meglio? Non lo so, probabilmente fanno pensare anche loro a cose commerciali. Comunque la pratica americana di applicare dei cartellini alle dita dei piedi dei cadaveri è nota in Italia grazie alle serie TV, non penso che servano altre informazioni.
    Se per la battuta su Hitler ti riferisci a here/heil, l’ho risentito e Ricky dice molto chiaramente “here”.

  • allora ho fatto un clamoroso doppio fallo..

    comunque quando la stessa cosa è successa a me, il custode dell’obitorio alla mia domanda l’ha chiaramente definito “cartellino di identificazione”. ora vado mio figlio Adolf sta piangendo

  • ReRosso:

    no, sulla questione del cartellino probabilmente non hai tutti i torti, solo che abbiamo dovuto trovare un compromesso fra la comprensibilità e il tempo a disposizione. Abbiamo ritenuto che fosse abbastanza comprensibile già così, visto che prima Emo parlava di ragazza “incosciente”, non abbiamo pensato per un attimo alla possibilità che si trattasse di una bambola (almeno, parlo per me, non so Paolo come l’ha vista).

  • all’etichetta sulle dita dei suoi piedi
    al cartellino identificativo all’alluce

    così come la vedi? vabè poi se nessun altro l’ha fraintesa lascia stare, rimane solo un problema mio che non seguo le serie poliziescocriminali americane :)

    grazie per le risposte
    ciao

  • bravissimi tutti! :)

  • Matteo:

    Grandi tutti e complimenti a tutti, da Emo a voi, è una cosa bellissima.

  • Paolo Burini:

    I termini etichetta, cartellino e targhetta vengono tutti usati per definire un “toe tag”. Probabilmente “alluce” sarebbe stato più chiaro di “dita”, ma Emo dice “toes”.

  • ReRosso:

    @Cesare: la tua versione è più chiara, ma fa meno ridere, se ci pensi. Manca parte di quel gap informativo che deve essere colmato dallo spettatore. Il pubblico, per un istante, pensa “ma che ci fa un’etichetta sulle dita dei piedi della tipa?”. Il “cartellino identificativo” è un termine un po’ più specifico, c’è un gap più ridotto.
    Anche Emo, che potrebbe dire “to her toe tag” (termine tecnico), dice “to the tag on her toes” (perifrasi). Questo per farvi capire perché ci mettiamo tanto a far uscire i nostri spettacoli… :D

  • Paolo Burini:

    Esatto, non credo sia un caso se Emo ha usato quella frase più vaga.

  • Grandissimi. Mi sono spanzato.

  • Giuseppe Miccoli:

    Che bello. Tante risate. Divertentissimo.
    Anche io ho pensato alla bambola. Rileggendo i vostri commeti devo dire che apprezzato di più la battuta.

    Ma secondo voi il DL come l’ha convertita?

  • Fausto Rio:

    Secondo me la battuta è giustissima così, anche perché è fedele all’originale di Emo. Con la premessa della ragazza incosciente ho inteso subito che il cartellino era quello dell’obitorio (e ascoltando la reazione del pubblico in sala mi sa che l’hanno capito anche loro).

    Comunque se Emo “spiegasse” le sue battute, rendendole subito inequivocabili, perderebbero la loro forza esplosiva, raggiunta anche grazie all’immaginazione dello spettatore (come spiegava ReRosso).

  • nicolacongiu:

    @Massimiliano

    Oltre a quelle che hai già citato, DL ha copiato anche l’ultima del secondo video.
    “Ricorderò sempre le ultime parole di mio nonno:<>”

  • @Fausto Rio: Condivido.
    @nicolacongiu: In quale spettacolo/apparizione/show/libro l’ha detta (o scritta)? Non ricordo…

  • Mattia F.:

    Devo esser sincero: anche io con “etichetta” ho inteso fosse una bambola gonfiabile.

  • ReRosso:

    @Fausto Rio: il pubblico di Emo capisce prima perché in USA le etichette alle dita dei piedi dei cadaveri sono una consuetudine, da noi invece non si usa. Ecco perché alcuni fanno fatica. Era prevedibile, ma mi sembrava eccessivo mettere una nota o “spiegare” la battuta.

  • ZIO BARBOCCHIA:

    Complimenti per la collaborazione ufficiale, spero che anche quella con Schimmel vada in porto.

  • Bonats:

    Beeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeello.
    Lacrime, cazzo.
    Lacrime.

    Grazie grazie grazie.

    Bonats

  • tullio:

    @ReRosso

    allora hai vinto un abbeveratoio traboccante di stima arretrata

  • giulia:

    un grande. fate proprio un ottimo lavoro,ragazzi.
    More, more, more! (vedi alla voce the Rocky Horror)

  • Dario:

    Io invece ho pensato subito a una morta sentendo parlare di etichetta, forse perché la frase “avrei giurato che fosse cosciente” mi aveva messo la pulce nell’orecchio.

  • a me è arrivata come ragazza di obitorio. Comunque grandissimo Emo (nella sua semplicità). E prezioso il lavoro di questi ragazzi.

  • SamSimon:

    Davvero grandi! E spettacolare Emo, non lo conoscevo!

  • ermag:

    Uno dei migliori che abbia visto finora, non vedo l’ora che postiate altri video =)

  • ReRosso:

    ermag, sarai accontentato mooolto prima di quanto tu pensi ;)

  • lormar:

    Complimenti per lo splendido lavoro che fate ogni volta, e per la collaborazione ufficiale. Un comico a me sconosciuto ma assolutamente valevole!!

    Lorenzo

  • Marco:

    Semplicemente stupendo XD

  • ale:

    grandiosi…grazie 1000

  • Alessandro:

    Ragazzi sono commosso… non so come ringraziarvi per lo splendido lavoro che fate!

  • Matteo:

    Emo Philips è un grande. E’ totalmente fuori di testa, ma mi fa crepare dal ridere. L’ho fatto vedere anche al mio vecchio e non la pianta di ridere pure lui. Comunque la battuta del tipo che cambia aspetto usando la chirurgia plastica mi sa che è di Dangerfield. Grande lo stesso.

  • Paolo Burini:

    @ Matteo:
    Lo so, credo sia un caso di criptomnesia quello che Emo Philips ha avuto nei confronti di Rodney Dangerfield:

    I loaned a friend of mine 8000$ for plastic surgery and now I don’t know what he looks like.
    - Emo Philips, dal video Live in Chicago 1983 -

    I loaned a guy $ 10,000 to get plastic surgery. Now I can’t find him. I don’t know what he looks like.
    - Rodney Dangerfield, dal libro It’s not easy bein’ me pag 139 -

    Il libro di Dangerfield è un’autobiografia uscita l’anno della sua morte, il 2004. Ma contiene centinaia di battute che Dangerfield ha detto nel corso della sua intera carriera, iniziata negli anni ’40. Quindi è probabile che sia stato Philips ad avere una criptomnesia.

    Era successo anche a Steven Wright con Shel Silverstein:

    When I was little my grandfather asked me how old I was. I said, “Five.” He said, “When I was your age, I was six.”
    - Steven Wright, da When the Leaves Blow Away (2006) -

    My uncle asked, “How old are you?”
    I said, “Nine and a half,” and then
    My uncle puffed out his chest and said,
    “When I was your age…I was ten.”
    - Shel Silverstein dal libro Uncle Shelby’s Zoo: Don’t Bump the Glump! and Other Fantasies(Simon and Schuster, 1964) -

  • Matteo:

    @ Paolo Burini:
    E’possibile che Emo l’abbia letta da qualche parte e poi assimilata e quindi detta – e del resto è l’unica battuta che per quanto ne sappia non è interamente sua. Comunque Steven Right cambia molto la precedente versione di Silverstein, e non lo considero plagio.
    Cmq grazie per l’approfondimento.

  • Paolo Burini:

    @ Matteo:
    Si, per criptomnesia si intende proprio quello: è quando un artista dimentica di conoscere un’opera altrui, e quando se la ricorda crede che sia una sua creazione. ;) E’ un plagio involontario, può capitare.
    (Mi vanto a raccontare a tutti il significato di questa parola, da quando HJ me l’ha spiegata).

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