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Archivio di settembre 2010

Cari visitatori non votanti, il comico che introduciamo oggi è davvero unico nel suo genere. Mitchell Lee “Mitch” Hedberg infatti era un performer con una strizza incredibile di stare sul palco davanti al pubblico. Per questo indossava sempre degli occhiali scuri, teneva lo sguardo basso e i capelli davanti agli occhi, al fine di evitare di incrociare gli sguardi di quanti aveva di fronte. A volte, arrivava al punto di recitare di spalle.

Come stile comico, Mitch si inserisce nella tradizione degli one-liners che vede come nume tutelare il “nostro” Steven Wright. Uno dei suoi argomenti preferiti è quello della droga, di cui era utilizzatore dichiarato. E proprio la sua dipendenza lo portò a una prematura scomparsa: nel 2005, all’età di 37 anni, fu ritrovato morto in una stanza di albergo, ucciso da un mix letale di eroina e cocaina.

Qui possiamo vederlo nel 1999, all’apice della sua carriera.

Buona visione!

Traduzione e timing: Paolo Burini
Revisione: Giacinto Palmieri e ReRosso

Durata video: 37:50

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Mitch Hedberg

Per tutti gli appassionati di Bill Hicks, ecco un breve estratto in cui il nostro esprime il suo punto di vista sull’opportunità di ammettere gli omosessuali nell’esercito, tema che è ancora di scottante attualità dopo tutti questi anni.

Traduzione e timing: Adrien Vaindoit
Revisione ed encoding: Vaz

PS: colgo l’occasione per annunciarvi che è da poco nata la nostra fanpage ufficiale su Facebook!

Concludiamo con le avventure di Emo in visita dal Dr. Katz, con questi due brevi filmati, in cui ci parlerà di cosa fa per divertirsi e del suo rapporto con la fidanzata. Enjoy!

Cari incontentabili utenti di ComedySubs, finalmente dopo una lunga gestazione vedono la luce questi sottotitoli, la cui traduzione è stata rallentata soprattutto dall’estrema difficoltà nel comprendere l’accento scozzese del comico in questione. Fortunatamente, è venuta in mio soccorso Chiarissima, la prima donzella del nostro staff fino a oggi tutto tristemente mascolino. Ringrazio anche la mia amica Rosalind per alcuni altri suggerimenti preziosi.

Ma veniamo a Billy Connolly. Conosciuto in Scozia col soprannome di “The Big Yin” (quello grande), grazie alla sua stazza, è un artista completo: cantante folk, attore, ma soprattutto stand-up comedian, attività che gli è valsa la palma di comico preferito in assoluto dagli spettatori di Channel 4, sia nel 2006 che nel 2010. La sua è una comicità principalmente di tipo osservazionale, con capatine nella satira politica e religiosa e una discreta dose di politicamente scorretto. A Billy piace proprio tanto il suo lavoro, infatti non manca di sottolineare gli aneddoti più divertenti che racconta unendosi spesso al pubblico in risate incontrollabili (e so già che a qualcuno di voi queste risate non piaceranno).

Was it something I said? è uno spettacolo-fiume di quasi due ore, registrato ad Adelaide, in cui Connolly tocca un sacco di argomenti, a volte senza soluzione di continuità, saltando spesso da un discorso a un altro, per poi ritornare al discorso precedente, in uno stile improvvisato che manda in visibilio il pubblico in sala.

Buona visione e… fate i bravi. ;-)

Traduzione, timing e styling: ReRosso
Check: Adrien Vaindoit
Trascrizione: Chiarissima

Durata video: 114:57

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Billy Connolly

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Secondo episodio delle avventure di Emo nello studio del Dr. Katz!

Sottotitoli: ReRosso

PS: questa volta ho dovuto operare un adattamento su una battuta. Quando inizia il gioco delle associazioni di parole, la prima parola che dice il Dr. Katz è “woodwork”, “lavorazione del legno”. Emo fraintende e capisce “would work”, “funzionerebbe”, e risponde di conseguenza.

Tornano le traduzioni ufficiali degli sketch di Emo Philips. Stavolta il nostro è in versione cartoon ed è alle prese con il Dr. Katz.

Buona visione!

Traduzione: Faust VIII
Check, timing, styling, encoding: ReRosso

Dopo la calorosa accoglienza (per usare un eufemismo) data dall’esigente pubblico di ComedySubs alla nostra prima intervista a Filippo Giardina, ci aspettavamo di chiudere questa rubrica dopo un solo numero per mancanza di intervistati. Invece, eccoci qua, con un altro comico della squadra di Satiriasi: Saverio Raimondo!

Classe 1984, Saverio si è formato al DAMS ed è stato scoperto giovinetto nel 2002 da Serena Dandini, che lo ha inserito nella squadra di autori di La fattoria dei comici all’Ambra Jovinelli e di BRA – braccia rubate all’agricoltura in RAI. Dopo alcune esperienze in piccole emittenti universitarie, una commedia a teatro e una rubrica radiofonica su Radio Capital, nel 2007 approda a NessunoTV, dove conduce un suo talk show satirico, RaimondoVisione. L’anno dopo porta la trasmissione su RedTV, la “TV di D’Alema”, dove va avanti per due stagioni, prima che lo caccino a calci nel didietro a causa di alcuni sketch non esattamente dalemiani. L’episodio gli garantisce alcuni titoli sui quotidiani nazionali e alcune apparizioni a Tetris su La7. Nel 2010 ha partecipato in RAI al programma Stiamo Tutti Bene. Ultimamente si è esibito in un club di burlesque (il Micca club di Roma) e porta il suo primo monologo da stand-up comedian, Risate Finte, in giro per i teatri.

Caro Saverio, leggendo il tuo curriculum, uno si chiede: dopo aver lavorato con la Dandini, come mai hai accettato di lavorare con quei pezzenti di Giardina e Augeri?

In effetti, a leggerlo il mio curriculum suona accattivante, ma ti assicuro che non è come sembra. Lavoro come comico da quando ho 18 anni, ma sono ancora un precario dello spettacolo con lunghi periodi di magra. Ho fatto dei soldi, ma pochi. Inoltre, finiscono in fretta. Nonostante molte collaborazioni illustri non sono ancora emerso e resto un cane sciolto… e abbandonato. Insomma, sono un pezzente anch’io come Giardina e Augeri!

Quand’è che hai deciso di diventare uno stand-up comedian?

Era un’aspirazione sin da quando ho iniziato. Sono cresciuto con la mitologia della comicità americana, il mio immaginario comico è anglosassone. La mia prima performance da stand-up comedian risale al dicembre 2007, in un jazz club di Roma, perfomance rimasta isolata e giustamente caduta nell’oblio. Nella primavera del 2009 ho fatto un viaggio a Londra apposta per vedere stand-up comedy da vicino. Poi finalmente nell’autunno del 2009 è nata Satiriasi, e quella mia ambizione ha assunto contorni più concreti. Io non faccio cabaret, non lo voglio fare e penso di non saperlo neanche fare: sono un comedian. Stand-up o, se proprio proprio devo scendere a compromessi, sit-down.

Personalmente, ho sentito il tuo nome la prima volta quando ti hanno chiuso il programma a RedTv. A quasi un anno di distanza, cosa si prova?

Ho fatto programmi su RedTv finché ci sono state le condizioni per lavoraci, e cioè finché c’è stato alla direzione Claudio Caprara: fu lui a volermi e fu lui a mettermi in condizione di lavorare dandomi la libertà di dire, fare e sperimentare, con l’unico limite del budget ristrettissimo. Per me è stata un’esprerienza importante, una palestra. Poi Claudio Caprara è stato rimosso dal suo incarico da parte della Fondazione ItalianiEuropei e dall’amministrazione di Red; quella stessa amministrazione che non aveva mai fatto mistero di non apprezzarmi. Al posto di Caprara fu messo Francesco Cundari (dalemiano che scrive sul Foglio: serve altro?), uomo fidato della Fondazione. Io avevo un contratto per 6 puntate ormai firmato in epoca “caprariana”; e 6 puntate mi hanno fatto fare, non una di meno. Ma il clima in cui ho lavorato è stato di totale ostacolo e disistima, come ho raccontato “in presa diretta” nel mio programma. Per Red ormai ero “un morto che cammina”, cioè ero già ufficiosamente fuori. A quanto pare, uno sketch ha dato particolare fastidio all’amministrazione e alla Fondazione. Ovviamente, finito quel programma nessuno mi ha più proposto niente dalle parti dell’890 di Sky. D’altronde, RedTv ha chiuso ufficialmente i battenti qualche mese dopo. Cosa si prova? Prima o poi il mio rapporto con RedTv doveva finire, non intendevo legarmi a loro, e sono contento dunque di non avervi più nulla a che fare. Un po’ meno delle modalità di uscita, ma non si può avere tutto.

Molti hanno rinfacciato a Luttazzi di aver lucrato in popolarità sulla censura subita. Visto che sei stato epurato pure tu, qual è il tuo punto di vista? Sei diventato più famoso, dopo che ti hanno chiuso RaimondoVisione?

Direi di no: mi ha dato un’attimo di maggiore visibilità, ma che non ha portato a nulla. Questo anche perché io, personalmente, non ci ho lucrato né insistito; ci ho solo giocato un po’. E poi perché la mia non è stata proprio una censura a tutti gli effetti… Per dirla in battuta: “Quelli di Red non mi hanno censurato, mi hanno solo disoccupato. Bastardi, mi hanno fregato! Magari mi avessero censurato! “. Nel mio repertorio stand-up ho proprio un pezzo sulla censura e sui “martiri della satira”: chi verrà a vedere il mio spettacolo Risate Finte, sentirà il mio punto di vista sulla questione.

Se uno ti dice che il tuo stile è molto “luttazziano”, ti offendi?

Nient’affatto: mi hai appena paragonato a Hicks, Carlin, Emo Philips e un sacco di altri comici super, i migliori al mondo! Battute a parte: ritengo il paragone giustificato (non sei il primo), ma improprio. Mi spiego: penso che il valore artistico di Luttazzi sia pari a zero, ma che lui abbia avuto un ruolo culturale importantissimo per questo paese. È stato il primo ad aver portato una certa comicità, un certo stile, un certo immaginario comico qui in Italia. È stato disonesto, ma è arrivato primo. E per il grande pubblico è rimasto finora anche l’unico. Così, per chi come me fa una certa comicità, l’unico riferimento che il pubblico nostrano ha qui è proprio lui, Luttazzi. Ma in realtà quello che fa qui Luttazzi (quelle pause, quei tempi, quel genere di facce, quel genere di battute…) in America lo fanno in tantissimi. Quindi è un paragone che sussiste solo fra Ventimiglia e Lampedusa. Inoltre, mi paragonano sempre a qualcuno: da Woody Allen (di cui riconosco di esserne posseduto) a Chiambretti (…) passando per Jerry Lewis (!) . Questo per dire che qui in Italia la gente ha sempre bisogno del metro di paragone, o meglio di un riferimento sotto il quale etichettarti, leggerti, addomesticarti; non sopportano l’alieno, l’estraneo, il nuovo.

Visto che siamo su un sito che si occupa di comici stranieri: quale dei “nostri” comici preferisci? E c’è qualche comico che secondo te manca clamorosamente all’appello?

Woody Allen per me era e resterà sempre il massimo, il riferimento aureo. Amo Carlin, ma Hicks mi piace ancora di più. “Manca” il grande Mort Sahl, il primo stand-up comedian, assenza giustificata però dall’inesistenza di riprese video. E Larry David, che io adoro. Ma, anche nel suo caso, c’è qualche suo stand-up disponibile? Per esempio su YouTube ho trovato solo due video…

Quindi, sperando di riuscire ad accontentare prima o poi anche Saverio con la sua wishlist, lo ringrazio vivamente per la disponibilità (e per il coraggio) e vi propongo qui sotto un suo breve monologo in due parti in cui viene (niente di meno) torturato dalla CIA! Buona visione e alla prossima!

-ReRosso

leggendo il tuo curriculum [che riassumerò nell'introduzione], uno si chiede: come mai hai accettato di lavorare con quei pezzenti di Giardina e Augeri?

In effetti, a leggerlo il mio curriculum suona accattivante; ma ti assicuro che non è come sembra. Lavoro come comico da quando ho 18 anni ma sono ancora un precario dello spettacolo con lunghi periodi di magra. Ho fatto dei soldi, ma pochi -inoltre, finiscono in fretta. Nonostante molte collaborazioni illustri non sono ancora emerso e resto un cane sciolto -e abbandonato.. Insomma, sono un pezzente anch’io come Giardina e Augeri!
- quand’è che hai deciso di diventare uno stand-up comedian?
Era un’aspirazione sin da quando ho iniziato. Io sono cresciuto con la mitologia della comicità americana, il mio immaginario comico è anglosassone. La mia prima performance da stand-up comedian risale al dicembre 2007, in un jazz club di Roma -perfomance rimasta isolata e giustamente caduta nell’oblio. Nella primavera del 2009 ho fatto un viaggio a Londra apposta per vedere stand-up comedy da vicino. Poi finalmente nell’autunno del 2009 è nata Satiriasi, e quella mia ambizione ha assunto contorni più concreti.  Io non faccio cabaret, non lo voglio fare e penso di non saperlo neanche fare; io sono un comedian. Stand-up o, se proprio proprio devo scendere a compromessi, sit-down.
- personalmente, io ho sentito il tuo nome la prima volta quando ti hanno chiuso il programma a RedTv. A quasi un anno di distanza, cosa si prova?
Ho fatto programmi su RedTv -meglio nota come “la tv di D’Alema”- finchè ci sono state le condizioni per lavoraci, e cioè finché c’è stato alla direzione Claudio Caprara: fu lui a volermi e fu lui a mettermi in condizione di lavorare dandomi la libertà di dire, fare e sperimentare -con l’unico limite del budget limitatissimo. Per me è stata un’esprerienza importante, una palestra. Poi Claudio Caprara è stato rimosso dal suo incarico da parte della Fondazione ItalianiEuropei e dall’amministrazione di Red; quella stessa amministrazione che non aveva mai fatto mistero di non apprezzarmi. Al posto di Caprara fu messo Francesco Cundari (dalemiano che scrive sul Foglio; serve altro?), uomo fidato della Fondazione. Io avevo un contrato per 6 puntate ormai firmato in epoca “caprariana”; e 6 puntate mi hanno fato fare, non una di meno. Ma il clima in cui ho lavorato è stato di totale ostacolo e disistima -come ho raccontato ”in presa diretta” nel mio programma. Per Red ormai ero “un morto che cammina”, cioè ero già ufficiosamente fuori. A quanto pare, uno sketch ha dato particolare fastidio all’amministrazione e alla Fondazione: http://www.youtube.com/watch?v=hg0B14kewto. Ovviamente, finito quel programma nessuno mi ha più proposto niente dalle parti dell’890 di Sky… Ma d’altronde RedTv ha chiuso ufficialmente i battenti qualche mese dopo. Cosa si prova? Prima o poi il mio rapporto con RedTv doveva finire, non intendevo legarmi a loro, e sono contento dunque di non avervi più nulla a che fare. Un po’ meno delle modalità di uscita, ma non si può avere tutto.
- molti hanno rinfacciato a Luttazzi di aver lucrato in popolarità sulla censura subita. visto che sei stato censurato pure tu, qual è il tuo punto di vista? sei diventato più famoso, dopo la chiusura di RaimondoVisione?
Direi di no: mi ha dato un’attimo di maggiore visibilità, ma che non ha portato a nulla. E questo anche perché io, personalmente, non ci ho lucrato nè insistito; ci ho solo giocato un po’. Anche perchè -vedi sopra- la mia non è stata proprio una censura a tutti gli effetti: insomma, non mi hanno fatto martire. Per dirla in battuta: “Quelli di Red non mi hanno censurato; mi hanno solo disoccupato. Bastardi, mi hanno fregato! Magari mi avessero censurato! ” P.S. Nel mio repertorio stand-up ho proprio un pezzo sulla censura e sui “martiri della satira”: chi verrà a vedere il mio spettacolo Risate Finte sentirà il mio punto di vista sulla questione.
- visto che siamo su un sito che parla di comici stranieri: quale dei “nostri” comici preferisci? E c’è qualche comico che secondo te manca clamorosamente all’appello?
Woody Allen per me era e resterà sempre il massimo, il riferimento aureo. Amo Carlin, ma Hicks mi piace ancora di più. “Manca” il grande Mort Sahl, il primo stand-up comedian -assenza giustificata però dall’inesistenza di riprese video. E Larry David, che io adoro -ma anche nel suo caso, c’è qualche suo stand-up disponibile? Per esempio su YouTube ho trovato solo due video…
- se uno ti dice che il tuo stile è molto “luttazziano”, ti offendi?
Nient’affatto: mi hai appena paragonato a Hicks, Carlin, Emo Philips e un sacco di altri comici super, i migliori al mondo!
Battute a parte: ritengo il paragone giustificato -non sei il primo; ma improprio. Mi spiego; di Luttazzi io penso che il suo valore artistico sia nullo e pari a zero, ma ha avuto un ruolo culturale importantissimo per questo paese: è stato il primo ad aver portato una certa comicità, un certo stile, un certo immaginario comico qui in Italia -è stato disonesto, ma è arrivato primo ;  e per il grande pubblico è rimasto fin’ora anche l’unico.  Così, per chi come me fa una certa comicità, l’unico riferimento che il pubblico nostrano ha qui è proprio lui, Luttazzi. Ma in realtà quello che fa qui Luttazzi (quelle pause, quei tempi, quel genere di facce, quel genere di battute…) in America lo fanno in tantissimi. Quindi è un paragone che sussiste solo fra Ventimiglia e Lampedusa. Inoltre, mi paragonano sempre  a qualcuno: da Woody Allen (di cui riconosco di esserne posseduto) a Chiambretti (…) passando per Jerry Lewis (!) . Questo per dire che qui in Italia la gente ha sempre bisogno del metro di paragone, o meglio di un riferimento sotto il quale etichettarti, leggerti, addomesticarti; non sopportano l’alieno, l’estraneo, il nuovo.

Cari appassionati di comicità, vi comunico con estrema gioia che ComedySubs è stato candidato per i Macchianera Blog Awards 2010, nella categoria “Miglior blog rivelazione”! Un onore grandissimo per noi, che siamo cresciuti piano piano, senza grossi gruppi editoriali o quotidiani nazionali alle spalle, solo con la forza della passione per la satira e la comicità.

Ringraziando immensamente tutti voi per averci segnalato come candidati nella fase preliminare degli Awards, vi chiediamo un piccolo ulteriore sforzo: votateci e fateci votare nella fase finale! Potete farlo, fino al 23 settembre, utilizzando il form qui sotto o collegandovi al sito di Macchianera. Tenete bene a mente che dovete indicare un indirizzo email esistente ed esprimere una preferenza per ogni categoria, altrimenti il vostro voto non sarà ritenuto valido.

Grazie ancora a tutti voi per la stima… e non ci abbandonate proprio ora!

[votazione conclusa: siamo arrivati terzi nella nostra categoria]

Gentile pletora di legittimamente impediti e bocchiniani della prima ora, puntuali come Godot sottoponiamo oggi alla vostra cortesissima attenzione uno spettacolo a lungo atteso e rilasciato con ritardo a causa delle gravose lungaggini burocratiche che ci affliggono (aperitivi in riva al mare). Lo spettacolo è “Life since then” di Robert Schimmel, ed è stato tradotto e sottotitolato a sua insaputa.

Il comico in questione, già apparso su questi schermi con “Unprotected“, è l’ennesimo fortunello del prestigioso lotto ComedySubs. Per una bizzarra sodomia del destino, è su Schimmel che si catalizzano le peggiori sfighe dell’universo: due divorzi, un attacco di cuore, un figlio piccolo morto, un raro tumore maligno (dal quale è temporaneamente guarito), un mancato trapianto di fegato, necessario per via di una grave cirrosi epatica, contratta a seguito di una trasfusione ed esacerbata da un terribile incidente stradale che, proprio l’altro giorno, l’ha ridotto in fin di vita assieme alla figlia.

Più che sfiga direi che si tratta di un disegno ben preciso, ma nel frattempo non ci resta che sperare nel suo recupero e goderci questo suo spettacolo, “La vita da allora”, titolo riferito al momento in cui i dottori gli diagnosticarono un linfoma non-Hodgkin sconvolgendogli l’esistenza: sesso, amore e rapporti familiari di un ammalato di tumore saranno i temi trattati da Schimmel, come solo un comico di origine ebraica poteva fare, in uno stile mai intaccato da retorica o piagnisteo.

- Adrien Vaindoit

Traduzione e timing: Adrien Vaindoit
Revisione: ReRosso

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[changelog 11/9/2010: abbiamo corretto alcuni refusi]

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