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Dopo la calorosa accoglienza (per usare un eufemismo) data dall’esigente pubblico di ComedySubs alla nostra prima intervista a Filippo Giardina, ci aspettavamo di chiudere questa rubrica dopo un solo numero per mancanza di intervistati. Invece, eccoci qua, con un altro comico della squadra di Satiriasi: Saverio Raimondo!

Classe 1984, Saverio si è formato al DAMS ed è stato scoperto giovinetto nel 2002 da Serena Dandini, che lo ha inserito nella squadra di autori di La fattoria dei comici all’Ambra Jovinelli e di BRA – braccia rubate all’agricoltura in RAI. Dopo alcune esperienze in piccole emittenti universitarie, una commedia a teatro e una rubrica radiofonica su Radio Capital, nel 2007 approda a NessunoTV, dove conduce un suo talk show satirico, RaimondoVisione. L’anno dopo porta la trasmissione su RedTV, la “TV di D’Alema”, dove va avanti per due stagioni, prima che lo caccino a calci nel didietro a causa di alcuni sketch non esattamente dalemiani. L’episodio gli garantisce alcuni titoli sui quotidiani nazionali e alcune apparizioni a Tetris su La7. Nel 2010 ha partecipato in RAI al programma Stiamo Tutti Bene. Ultimamente si è esibito in un club di burlesque (il Micca club di Roma) e porta il suo primo monologo da stand-up comedian, Risate Finte, in giro per i teatri.

Caro Saverio, leggendo il tuo curriculum, uno si chiede: dopo aver lavorato con la Dandini, come mai hai accettato di lavorare con quei pezzenti di Giardina e Augeri?

In effetti, a leggerlo il mio curriculum suona accattivante, ma ti assicuro che non è come sembra. Lavoro come comico da quando ho 18 anni, ma sono ancora un precario dello spettacolo con lunghi periodi di magra. Ho fatto dei soldi, ma pochi. Inoltre, finiscono in fretta. Nonostante molte collaborazioni illustri non sono ancora emerso e resto un cane sciolto… e abbandonato. Insomma, sono un pezzente anch’io come Giardina e Augeri!

Quand’è che hai deciso di diventare uno stand-up comedian?

Era un’aspirazione sin da quando ho iniziato. Sono cresciuto con la mitologia della comicità americana, il mio immaginario comico è anglosassone. La mia prima performance da stand-up comedian risale al dicembre 2007, in un jazz club di Roma, perfomance rimasta isolata e giustamente caduta nell’oblio. Nella primavera del 2009 ho fatto un viaggio a Londra apposta per vedere stand-up comedy da vicino. Poi finalmente nell’autunno del 2009 è nata Satiriasi, e quella mia ambizione ha assunto contorni più concreti. Io non faccio cabaret, non lo voglio fare e penso di non saperlo neanche fare: sono un comedian. Stand-up o, se proprio proprio devo scendere a compromessi, sit-down.

Personalmente, ho sentito il tuo nome la prima volta quando ti hanno chiuso il programma a RedTv. A quasi un anno di distanza, cosa si prova?

Ho fatto programmi su RedTv finché ci sono state le condizioni per lavoraci, e cioè finché c’è stato alla direzione Claudio Caprara: fu lui a volermi e fu lui a mettermi in condizione di lavorare dandomi la libertà di dire, fare e sperimentare, con l’unico limite del budget ristrettissimo. Per me è stata un’esprerienza importante, una palestra. Poi Claudio Caprara è stato rimosso dal suo incarico da parte della Fondazione ItalianiEuropei e dall’amministrazione di Red; quella stessa amministrazione che non aveva mai fatto mistero di non apprezzarmi. Al posto di Caprara fu messo Francesco Cundari (dalemiano che scrive sul Foglio: serve altro?), uomo fidato della Fondazione. Io avevo un contratto per 6 puntate ormai firmato in epoca “caprariana”; e 6 puntate mi hanno fatto fare, non una di meno. Ma il clima in cui ho lavorato è stato di totale ostacolo e disistima, come ho raccontato “in presa diretta” nel mio programma. Per Red ormai ero “un morto che cammina”, cioè ero già ufficiosamente fuori. A quanto pare, uno sketch ha dato particolare fastidio all’amministrazione e alla Fondazione. Ovviamente, finito quel programma nessuno mi ha più proposto niente dalle parti dell’890 di Sky. D’altronde, RedTv ha chiuso ufficialmente i battenti qualche mese dopo. Cosa si prova? Prima o poi il mio rapporto con RedTv doveva finire, non intendevo legarmi a loro, e sono contento dunque di non avervi più nulla a che fare. Un po’ meno delle modalità di uscita, ma non si può avere tutto.

Molti hanno rinfacciato a Luttazzi di aver lucrato in popolarità sulla censura subita. Visto che sei stato epurato pure tu, qual è il tuo punto di vista? Sei diventato più famoso, dopo che ti hanno chiuso RaimondoVisione?

Direi di no: mi ha dato un’attimo di maggiore visibilità, ma che non ha portato a nulla. Questo anche perché io, personalmente, non ci ho lucrato né insistito; ci ho solo giocato un po’. E poi perché la mia non è stata proprio una censura a tutti gli effetti… Per dirla in battuta: “Quelli di Red non mi hanno censurato, mi hanno solo disoccupato. Bastardi, mi hanno fregato! Magari mi avessero censurato! “. Nel mio repertorio stand-up ho proprio un pezzo sulla censura e sui “martiri della satira”: chi verrà a vedere il mio spettacolo Risate Finte, sentirà il mio punto di vista sulla questione.

Se uno ti dice che il tuo stile è molto “luttazziano”, ti offendi?

Nient’affatto: mi hai appena paragonato a Hicks, Carlin, Emo Philips e un sacco di altri comici super, i migliori al mondo! Battute a parte: ritengo il paragone giustificato (non sei il primo), ma improprio. Mi spiego: penso che il valore artistico di Luttazzi sia pari a zero, ma che lui abbia avuto un ruolo culturale importantissimo per questo paese. È stato il primo ad aver portato una certa comicità, un certo stile, un certo immaginario comico qui in Italia. È stato disonesto, ma è arrivato primo. E per il grande pubblico è rimasto finora anche l’unico. Così, per chi come me fa una certa comicità, l’unico riferimento che il pubblico nostrano ha qui è proprio lui, Luttazzi. Ma in realtà quello che fa qui Luttazzi (quelle pause, quei tempi, quel genere di facce, quel genere di battute…) in America lo fanno in tantissimi. Quindi è un paragone che sussiste solo fra Ventimiglia e Lampedusa. Inoltre, mi paragonano sempre a qualcuno: da Woody Allen (di cui riconosco di esserne posseduto) a Chiambretti (…) passando per Jerry Lewis (!) . Questo per dire che qui in Italia la gente ha sempre bisogno del metro di paragone, o meglio di un riferimento sotto il quale etichettarti, leggerti, addomesticarti; non sopportano l’alieno, l’estraneo, il nuovo.

Visto che siamo su un sito che si occupa di comici stranieri: quale dei “nostri” comici preferisci? E c’è qualche comico che secondo te manca clamorosamente all’appello?

Woody Allen per me era e resterà sempre il massimo, il riferimento aureo. Amo Carlin, ma Hicks mi piace ancora di più. “Manca” il grande Mort Sahl, il primo stand-up comedian, assenza giustificata però dall’inesistenza di riprese video. E Larry David, che io adoro. Ma, anche nel suo caso, c’è qualche suo stand-up disponibile? Per esempio su YouTube ho trovato solo due video…

Quindi, sperando di riuscire ad accontentare prima o poi anche Saverio con la sua wishlist, lo ringrazio vivamente per la disponibilità (e per il coraggio) e vi propongo qui sotto un suo breve monologo in due parti in cui viene (niente di meno) torturato dalla CIA! Buona visione e alla prossima!

-ReRosso

leggendo il tuo curriculum [che riassumerò nell'introduzione], uno si chiede: come mai hai accettato di lavorare con quei pezzenti di Giardina e Augeri?

In effetti, a leggerlo il mio curriculum suona accattivante; ma ti assicuro che non è come sembra. Lavoro come comico da quando ho 18 anni ma sono ancora un precario dello spettacolo con lunghi periodi di magra. Ho fatto dei soldi, ma pochi -inoltre, finiscono in fretta. Nonostante molte collaborazioni illustri non sono ancora emerso e resto un cane sciolto -e abbandonato.. Insomma, sono un pezzente anch’io come Giardina e Augeri!
- quand’è che hai deciso di diventare uno stand-up comedian?
Era un’aspirazione sin da quando ho iniziato. Io sono cresciuto con la mitologia della comicità americana, il mio immaginario comico è anglosassone. La mia prima performance da stand-up comedian risale al dicembre 2007, in un jazz club di Roma -perfomance rimasta isolata e giustamente caduta nell’oblio. Nella primavera del 2009 ho fatto un viaggio a Londra apposta per vedere stand-up comedy da vicino. Poi finalmente nell’autunno del 2009 è nata Satiriasi, e quella mia ambizione ha assunto contorni più concreti.  Io non faccio cabaret, non lo voglio fare e penso di non saperlo neanche fare; io sono un comedian. Stand-up o, se proprio proprio devo scendere a compromessi, sit-down.
- personalmente, io ho sentito il tuo nome la prima volta quando ti hanno chiuso il programma a RedTv. A quasi un anno di distanza, cosa si prova?
Ho fatto programmi su RedTv -meglio nota come “la tv di D’Alema”- finchè ci sono state le condizioni per lavoraci, e cioè finché c’è stato alla direzione Claudio Caprara: fu lui a volermi e fu lui a mettermi in condizione di lavorare dandomi la libertà di dire, fare e sperimentare -con l’unico limite del budget limitatissimo. Per me è stata un’esprerienza importante, una palestra. Poi Claudio Caprara è stato rimosso dal suo incarico da parte della Fondazione ItalianiEuropei e dall’amministrazione di Red; quella stessa amministrazione che non aveva mai fatto mistero di non apprezzarmi. Al posto di Caprara fu messo Francesco Cundari (dalemiano che scrive sul Foglio; serve altro?), uomo fidato della Fondazione. Io avevo un contrato per 6 puntate ormai firmato in epoca “caprariana”; e 6 puntate mi hanno fato fare, non una di meno. Ma il clima in cui ho lavorato è stato di totale ostacolo e disistima -come ho raccontato ”in presa diretta” nel mio programma. Per Red ormai ero “un morto che cammina”, cioè ero già ufficiosamente fuori. A quanto pare, uno sketch ha dato particolare fastidio all’amministrazione e alla Fondazione: http://www.youtube.com/watch?v=hg0B14kewto. Ovviamente, finito quel programma nessuno mi ha più proposto niente dalle parti dell’890 di Sky… Ma d’altronde RedTv ha chiuso ufficialmente i battenti qualche mese dopo. Cosa si prova? Prima o poi il mio rapporto con RedTv doveva finire, non intendevo legarmi a loro, e sono contento dunque di non avervi più nulla a che fare. Un po’ meno delle modalità di uscita, ma non si può avere tutto.
- molti hanno rinfacciato a Luttazzi di aver lucrato in popolarità sulla censura subita. visto che sei stato censurato pure tu, qual è il tuo punto di vista? sei diventato più famoso, dopo la chiusura di RaimondoVisione?
Direi di no: mi ha dato un’attimo di maggiore visibilità, ma che non ha portato a nulla. E questo anche perché io, personalmente, non ci ho lucrato nè insistito; ci ho solo giocato un po’. Anche perchè -vedi sopra- la mia non è stata proprio una censura a tutti gli effetti: insomma, non mi hanno fatto martire. Per dirla in battuta: “Quelli di Red non mi hanno censurato; mi hanno solo disoccupato. Bastardi, mi hanno fregato! Magari mi avessero censurato! ” P.S. Nel mio repertorio stand-up ho proprio un pezzo sulla censura e sui “martiri della satira”: chi verrà a vedere il mio spettacolo Risate Finte sentirà il mio punto di vista sulla questione.
- visto che siamo su un sito che parla di comici stranieri: quale dei “nostri” comici preferisci? E c’è qualche comico che secondo te manca clamorosamente all’appello?
Woody Allen per me era e resterà sempre il massimo, il riferimento aureo. Amo Carlin, ma Hicks mi piace ancora di più. “Manca” il grande Mort Sahl, il primo stand-up comedian -assenza giustificata però dall’inesistenza di riprese video. E Larry David, che io adoro -ma anche nel suo caso, c’è qualche suo stand-up disponibile? Per esempio su YouTube ho trovato solo due video…
- se uno ti dice che il tuo stile è molto “luttazziano”, ti offendi?
Nient’affatto: mi hai appena paragonato a Hicks, Carlin, Emo Philips e un sacco di altri comici super, i migliori al mondo!
Battute a parte: ritengo il paragone giustificato -non sei il primo; ma improprio. Mi spiego; di Luttazzi io penso che il suo valore artistico sia nullo e pari a zero, ma ha avuto un ruolo culturale importantissimo per questo paese: è stato il primo ad aver portato una certa comicità, un certo stile, un certo immaginario comico qui in Italia -è stato disonesto, ma è arrivato primo ;  e per il grande pubblico è rimasto fin’ora anche l’unico.  Così, per chi come me fa una certa comicità, l’unico riferimento che il pubblico nostrano ha qui è proprio lui, Luttazzi. Ma in realtà quello che fa qui Luttazzi (quelle pause, quei tempi, quel genere di facce, quel genere di battute…) in America lo fanno in tantissimi. Quindi è un paragone che sussiste solo fra Ventimiglia e Lampedusa. Inoltre, mi paragonano sempre  a qualcuno: da Woody Allen (di cui riconosco di esserne posseduto) a Chiambretti (…) passando per Jerry Lewis (!) . Questo per dire che qui in Italia la gente ha sempre bisogno del metro di paragone, o meglio di un riferimento sotto il quale etichettarti, leggerti, addomesticarti; non sopportano l’alieno, l’estraneo, il nuovo.

175 Commenti a “Le interviste di ComedySubs: Saverio Raimondo”

  • Gian Marco P.:

    Rileggendolo credo anch’io di aver interpretato male.

  • Giacinto Palmieri:

    Oddio, ma in che bel ambientino mi sono ritrovato? :-) Grazie Roberto per la difesa. Devo dire che comunque c’e’ qualcosa di vero anche in quello Gian Marco, nel senso che vivere all’estero fa cambiare i criteri con cui giudichi il tuo Paese di origine, fa scoprire che c’e’ dell’altro e che tutto cio’ che hanno cercato di farti credere fosse inevitabile ed universale in fondo non lo e’. Insomma diventi uno “con la puzza sotto il naso”, ma secondo me questo e’ proprio uno dei ruoli piu’ importanti che noi Italiani all’estero possiamo svolgere, quello cioe’ di “rompere” ricordando come per esempio il cinismo e il fatalismo non siano obbligatori, come ci siano paesi in cui vigono degli standard piu’ alti o per lo meno piu’ restrittivi. Basta paragonare gli scandali politici in Italia e in Gran Bretagna e il livello di indignazione che generano. Il collegamento con Luttazzi mi e’ quindi risultato naturale, nel senso che qui hanno fatto un gran casino per un tizio che semplicemente si e’ limitato a inoltrare delle battute su Twitter senza citare le fonti (si veda per esempio: http://www.chortle.co.uk/correspondents/2010/07/23/11422/have_some_respect,_cheggers). Un caso come quello di Luttazzi e’ semplicemente impensabile nella sua gravita’ e avrebbe comportato la fine della carriera del comico coinvolto. Mi e’ sembrato normale paragonare questa reazione al giustificazionismo e al perdonismo Italiano. Detto questo, sono anche del parere che la satira britannica sia spesso superiore a quella italiana e l’ho sostenuto per esempio in quest’altro articolo: http://www.chortle.co.uk/correspondents/2010/04/20/10858/dont_forget_the_funnies! Quindi ammetto gli addebiti.

  • Gian Marco P.:

    Scusa che senso ha lamentarti di alcune osservazioni che ti venivano fatte (da me) per poi confermarle come veritiere? In Gran Bretagna ci son stato anch’io, per un tempo sicuramente minore. Conosco un pochettino la mentalità inglese e quello che dici è verissimo. Il grado d’indignazione in GB è sicuramente altissimo. Basta il minimo scandalo che sei tagliato fuori. Ma se sicuramente in Italia c’è eccessivo giustificazionismo in GB si eccede dal lato opposto. Basta vedere gli scandali sessuali che stanno colpendo i calciatori inglesi(per dirne una). Se dai uno sguardo ai giornali britannici il livello di violazione della privacy è eccessivo. Ora, anche queste sono argomentazioni berlusconiane (come mi farà notare ReRosso) ma anche qui fallirebbe (nell’istituire il paragone)perché è la nostra costituzione a SANCIRE il diritto alla privacy. E secondo me questa può essere infranta solo nel caso di ipotesi di reato. Il tradimento della consorte non mi sembra una motivazione valida. I giornali inglesi invece sono pieni di gossip come questo quotidianamente.
    Quello che voglio dire è che son due mondi culturali differenti, e due modi diversi di reagire agli scandali. Probabilmente è preferibile quello inglese da un certo punto di vista, ma di certo sono due tipi di eccesso all’opposto. Non abbandonerei quello italiano per quello inglese.
    E poi, una considerazione a latere. L’Italia e gli italiani non sono sempre stati così perdonisti. Devo ricordare l’episodio delle moneti lanciate a Craxi?
    E’ un periodo storico di rincoglionimento totale quello che stiamo vivendo. Ma passerà.

  • Giacinto Palmieri:

    Sono d’accordo su quello che dici sulla privacy e i tabloid. Pero’ apprezzo la maggiore cultura della responsabilita’, soprattutto in politica. Non penso che le culture nazionali siano immodificabili e poi, come dici, ci sono anche i momenti storici. Anche se confesso che il momento di Mani Pulite mi sembra sia stato un’eccezionale “primavera”, in un certo senso siamo tornati alla normalita’ di Machiavelli, Andreotti e ora Berlusconi. Pero’ non sono determinista, non credo in un “destino” dei popoli e che la cultura sia “set in stone”. Come filo-Britannico (lo confesso… ho persino preso la cittadinanza, pur mantenendo quella Italiana) spero in un po’ di contaminazione degli aspetti migliori della cultura anglosassone, magari anche grazie al contributo di noi italiani all’estero, piccolo o grande che sia. Stiamo a vedere.

  • Ci sono rimasto male, giudico solo questo spettacolo, ovviamente e non mi ha fatto ridere, mai. Tranne all’idea delle secchiate d’acqua fredda di camomilla. Che è così geniale che crea il dubbio leggitimo “Sarà sua, infilata in tutto sto popò di già sentito?”. Forse è solo colpa del pubblico, che ride come se fosse allo Zelig in prima serata sul 5, che lo impoverisce nella resa. Peccato. E in alcuni pezzi, davvero mi ha ricordato un imitato di Luttazzi, e quindi una matrioska di una matrioska.
    Ma spulcerò il suo blog: sono ottimista per ricredermi nelle prossime mie scoperte su di lui. :)

  • Rolando:

    “penso che il valore artistico di Luttazzi sia pari a zero” (Saverio Raimondo)

    “Mio padre e mia madre litigavano così spesso che mi chiedevo perché si fossero sposati. Poi ho scoperto perché. E’ la solita legge degli opposti che si attraggono. Lei era incinta, lui no” (Daniele Luttazzi).

    Ora, posto che questa battuta sia di Luttazzi, io credo che Saverio Raimondo, prima di dire che il livello artistico di Luttazzi è pari a zero, debba prima domandarsi se, in vita sua, riuscirà mai a scrivere qualcosa di un livello anche solo vicino alla battuta di cui sopra, e a molte altre che Luttazzi non ha copiato e con le quali ha manifestato una genialità caustica, folle, critica e visionaria che fa di lui un grande artista a prescindere dalle battute che ha copiato.
    E’ triste vedere come, in Italia, persino i comici non capiscono niente di comicità.

  • ReRosso:

    @Rolando: quella battuta non è di Luttazzi. Ritenta, sarai più fortunato.

  • Se è così, non è neanche di Saverio. Allora non è importante se si copia, ma chi è che copia? -Fine flame-

  • ReRosso:

    scusa Faust, dov’è che Saverio Raimondo ha detto quella battuta? Non ho capito il tuo intervento.

  • Scusa, mi sono confuso con quella de “La prima volta che hai fatto l’amore-ero solo” che, a quanto pare non è nè dell’uno nè dell’altro (ma che Saverio ha detto più o meno uguale, mi pare in “Raimondovisione”). Rimane il fatto che non si può criticare Luttazzi di copiare, quando si fa la stessa cosa. A parte questo, nessuna ostilità da parte mia.

  • *volevo dire “accusare”, non “criticare” :P

  • ReRosso:

    con la differenza che Saverio ha detto “non mi sono accorto di aver copiato, mi scuso per averlo fatto” e non “l’ho migliorata / era una caccia al tesoro / siete degli ignoranti”. spesso per uscirne immacolati basta proprio poco.

  • @rolando: ne ho scritte di meglio

  • @faust VII: una risata ti seppellirà. A parte questo, nessuna ostilità da parte mia. :)

  • Rolando:

    Dunque,

    @ Rerosso: allora di chi è? Ho fatto un paio di ricerche su google, non ho trovato niente. Ma quella non è certo l’unica. Ce ne sono moltissime di Luttazzi che fanno di lui un grande e, a mio modesto e ignorante avviso, di gran lunga migliore di Saverio Raimondo.
    Quello che io penso è che il grosso della cazzonaggine di Luttazzi non stia nell’aver copiato delle battute, ma nell’aver innanzitutto omesso di citarne gli autori, e in secondo luogo di non aver reso pubblica da subito la cosa. Ha fatto interviste su sky, su radio deejay, e non ha detto niente sul fatto che molte battute non erano le sue. Della caccia al tesoro ne ha parlato solo sul blog, che è uno spazio letto solo dai fan più stretti. E lo sapeva benissimo, ed è un gran paraculo. Ma con la comicità ci sa fare maledettamente. Chi lo nega lo fa solo perché gli sta sul cazzo e lo vuole attaccare.

    @ Saverio: complimenti per l’umiltà. L’artista che si autonomina critico di sé stesso è una squisitezza narcisistica tipicamente italiana. A quando la candidatura a presidente del consiglio?

  • è una vecchia barzelletta anonima, che gira da prima che Luttazzi la dicesse. fino a quando Luttazzi non dirà quali sono sue e quali sono copiate, io sospendo il giudizio. perché, tu sei sicuro che le “moltissime che fanno di lui un grande” siano sue sue? io, a questo punto, no. ci sono ancora tanti comici che non sono stati esplorati, oltre a tutte le puntate di Letterman, Leno e similari che non è facile recuperare.
    Saverio Raimondo, se lo paragoni a Luttazzi copione, è ovviamente più scarso. Chiunque è più scarso di Luttazzi, se usi questo termine di paragone, pure Carlin e Hicks. Quando sapremo qual è il materiale originale di Luttazzi potremo spingerci a fare di questi paragoni.

  • @rolando: alle prossime elezioni! tanto sio candidano tutti no? : Grillo, Montezemolo, Fini… tu… :)
    Mi stupisce che tu non sia in grado di cogliere nei miei commenti la minima ironia e il semplice gusto di prenderti bonariamente un po’ in giro. Sense of humour, bellezza…

  • @rolando: e comunque, che ne sai tu che io non ne abbia scritte di migliori? oh-oh-ohooo: un critico che giudica senza conoscere l’opera… ohooooooo :)

  • @Saverio Raimondo: No, la terra mi seppellirà :P Come ho scritto in qualche commento precedente, ho gradito il video e il tuo stile mi piace. Volevo solo vedere se c’era del doppiopesismo, ma era più una provocazione, che altro. Scrivendo “A parte questo, nessuna ostilità da parte mia”, non intendevo “ora ti attacco e poi dico che non ti ho attaccato”. Non sono mica Belpietro.

  • Allora non ti manderò nessun finanziere armato sotto casa ;)

  • Rolando:

    Ok ragazzi,

    @Rerosso: anche se continuo a pensare che in Luttazzi ci sia tanto di geniale e originale, sono d’accordo con te: finché non sapremo, si dovrebbero sospendere i giudizi sulla sua qualità artistica. Tutti i giudizi, anche quelli negativi.

    @Saverio: mi sono divertito, cazzo. Essere preso per il culo da un comico trasforma la presa per il culo i qualcosa di “ufficiale”, non so se rendo l’idea. E comunque, a parte tutto, mi devi scusare se faccio l’avvocato del diavolo, ma sono stato un fan aKKanitissimo di Luttazzi fino a quando ho scoperto che copiava le battute. Quando vedo che qualcuno lo attacca sento che mi fischiano le orecchie. Ora, a sangue freddo e senza paragonarti a nessuno, ti dico che sei bravo, che il tempo è dalla tua parte e che hai un’Italia intera da prendere a risate in culo.

    PS

    Dai, uniamo le forze e facciamo un solo partito. Già ho in mente lo slogan: “Avremmo scritto questo slogan, se Saverio non fosse stato rapito dalla CIA”.

    Bella regà!

  • @rolando: anch’io mi sono divertito, davvero. Unisco volentieri le forze con uno come te. Ciao! ;)
    PS
    Io il partito già ce l’ho: il PdF. In rete ce n’è ancora qualche traccia -ma se si va ad elezioni giuro che torno, e stavolta in grande stile ;)

  • Fabio:

    Uno che si pone dichiarando che il valore artistico di Luttazzi è pari a zero scatena automaticamente in me aspettative altissime. Ma altissime eh.

    12 minuti di monologo diviso in due video e non ho MAI riso, mai.
    Sorriso, ma la risata non è scattata.

    Luttazzi conosce la magia. Parlo del Luttazzi originale (tonnellate di materiale, assicuro)e non delle battute citate/copiate (non importa ora).
    Tu, evidentemente, no.

    Saluti.

    Fabio

  • Mi dispiace di averti scatenato aspettative altissime.
    Ma non mi dispiace affatto averle deluse :)

    Saluti

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