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Cosa dire dopo questa figata assurda? Possiamo solo limitarci a presentarvi lo show di Diane che abbiamo tradotto e che potete visualizzare liberamente qui sotto, cioè Lost in the Mouth Specific. Il titolo è una storpiatura di “Lost in the South Pacific”, con riferimento all’esperienza neozelandese che ha portato Diane a scegliere di intraprendere la carriera di stand-up comedian. Se avete già visto l’altro spettacolo di Diane da noi sottotitolato, sapete cosa aspettarvi da lei: una story-teller sboccata e senza alcun pudore che con estrema grazia vi racconta tutto, ma proprio tutto, delle sue esperienze più imbarazzanti.

Per chi di voi avrà la fortuna di essere a Edimburgo per il Fringe Festival, Diane sarà per tutto agosto al Gilded Balloon con il suo nuovo show Exquisite Bad Taste. Imperdibile.

Ringraziamo Diane per averci autorizzati a mettere a disposizione il suo spettacolo e vi auguriamo buona visione.

Traduzione: ReRosso
Revisione: Chiarissima e FaustVIII

For the English text of the interview, please click here.

Signor presidente, onorevoli ministri, oggi tanto per cambiare non vi proponiamo uno stand-up comedian pluriblasonato, il solito vecchio mostro sacro che tutti conoscono, ma intervistiamo per voi una giovane fanciulla che sta compiendo i primi passi nel mondo della stand-up comedy. E che passi! Solo ieri, la nostra Diane Spencer ha vinto il prestigioso premio di “Best Newcomer” nei Chortle Awards, gli oscar della comicità britannica.

Ma facciamo un passo indietro. Diane si è dedicata per tutta la vita al teatro “serio”: lo ha studiato, lo ha recitato, lo ha insegnato. Poi si è trasferita per amore in Nuova Zelanda, dove ha perso quasi subito l’amore, ma ha in compenso trovato la vocazione di stand-up comedienne. Ha iniziato a esibirsi nel 2006 nei comedy clubs di Auckland, per arrivare nel 2009 a mettere insieme il suo primo monologo lungo: TamPomPom. Quello spettacolo è poi stato pubblicato su DVD con il titolo di Wit, Charm and Filth, e Diane è stata così generosa da consentirci di farvelo visionare integralmente.

Dopo di che, Diane è tornata a vivere in Inghilterra e ha scritto altri due monologhi: Lost in the Mouth Specific nel 2010 e All-Pervading Madness, con cui sta girando i teatri in queste settimane. Ma facciamole qualche domanda:

Guardando Wit, Charm and Filth, mi è parso di capire che tu abbia fatto teatro serio fino a quando non ti sei trasferita in Nuova Zelanda, dove hai finalmente trovato la tua ispirazione comica. Com’è andata veramente? La tua esperienza come outsider ha stimolato la tua vena comica?

No, in realtà ho studiato teatro per tutto il mio corso di studi – ero brava in tre cose: l’arte, il teatro e far ridere la gente. Adoravo la scienza, ma sono negata in matematica. La matematica sfortunatamente è il mio tallone d’Achille, ed è un peccato, perché è un’abilità fondamentale e meravigliosa: Nettuno è stato scoperto tramite calcoli matematici, non con l’osservazione. Non ho fatto standup prima dei 25 anni, e allora avevo già avuto due “carriere” a tempo pieno: insegnante e direttrice di progetto, e mi ero spostata in un’altra nazione. Ho sempre fatto ridere le persone nelle conversazioni di tutti i giorni, amo raccontare cose alla gente e osservarne le reazioni. Essere “outsider”, come dici tu, o “immigrata” come in realtà ero, voleva dire non avere nessun limite o reverenza preconcetta nei confronti di certi posti o di certe persone, a differenza degli aspiranti comici locali. Per me niente era impossibile, perché non ero cresciuta lì, non avevo imparato i miei confini e i miei limiti, non so se mi spiego. Quando si cresce dentro una cultura, si impara qual è la gerarchia delle arti, ma senza questa gerarchia sono andata un po’ a tentoni senza alcun preconcetto, e m’è andata bene! Il mio lato comico è sempre stato lì, ho solo trovato un modo di utilizzarlo che si addice al mio processo creativo e al mio modo di interagire con la gente

Certamente c’è un sacco di spirito (Wit) e di fascino (Charm) nel tuo spettacolo, ma devo ammettere che sono rimasto molto colpito dalla quantità di volgarità (Filth). Sembri essere perfettamente a tuo agio in proposito. Perché hai deciso di insistere così tanto con i toni forti?

Non è che ho proprio “deciso”, scrivo solo quello che trovo divertente. Tutto quello che scrivo parte da qualcosa di vero, poi ci aggiungo il linguaggio, le descrizioni eccetera, per renderlo più colorito e gradevole da ascoltare. Semplicemente, penso che le storielle licenziose e la volgarità siano divertenti. “Volgarità” è una parola strana, che non avrei mai scelto da sola. Il titolo deriva da una recensione che qualcuno ha scritto per lo spettacolo. Preferisco quando mi chiamano “piacevolmente schietta”! Quasi tutti fanno sesso, quasi tutti si trovano in situazioni imbarazzanti, io come comica invito la gente a riderne.

Visto che ne sappiamo poco o niente, dicci qualcosa sulla scena comica Neozelandese… è diversa da quella inglese?

Molto. C’è un solo club che propone stand-up comedy a tempo pieno. Comunque è una scena molto positiva e florida, mi hanno detto che c’è stato un enorme aumento delle iscrizioni al New Zealand Comedy Festival quest’anno. Esiste anche la NZ Comedy Guild and Trust, un consorzio che si occupa di sviluppare la comicità neozelandese e aiutarla a crescere. Le emittenti televisive laggiù hanno iniziato a investire di più nella comicità dal vivo e stanno portando i comici sulla TV nazionale, il che è un’ottima cosa per creare interesse. Però è abbastanza difficile guadagnarsi da vivere facendo solo il comico a tempo pieno, specialmente se si è agli inizi. Alcuni comici neozelandesi ci hanno messo anni a farsi un seguito e meritano il successo che hanno in patria, e alcuni di loro vogliono qualcosa in più, come farsi strada nel mondo. Ecco perché molti artisti geniali neozelandesi, come Sam Willis “Il Ragazzo con il Nastro in Faccia”, Jarred Christmas eccetera, hanno tutti deciso di affacciarsi alla scena internazionale. Ed è una fortuna per tutti noi, se l’hanno fatto!

Molti comici hanno la “fortuna” di avere un corpo comico, che da solo basta a predisporre il pubblico al riso (Rowan Atkinson, Emo Philips, Miranda Hart, Dawn French). Tu invece sei una fanciulla attraente. Si fa più fatica a far ridere la gente quando si è belli?

Beh, prima di tutto, grazie! Non mi considero molto più bella di chiunque altro – sta tutto nell’occhio di chi guarda, il fatto di essere attraenti oppure no. Non ci penso, ma mi assicuro di non indossare niente di troppo elegante o vistoso quando salgo sul palco, perché voglio che la gente ascolti quello che dico anziché concentrarsi su quello che indosso.

Nel mondo della comicità di lingua inglese sembra esserci una qualche riluttanza ad aprirsi verso altre culture. Come ti è venuta l’idea di far sottotitolare il tuo spettacolo in italiano? Cosa speri di ottenere?

Sapevo del debole di Eddie Izzard per la traduzione in francese. Mi è sempre piaciuto imparare altre lingue, e quando viaggio in qualche nazione straniera mi piace essere capace di dire almeno “ciao, per favore e grazie” – pertanto lo so dire in circa 5 lingue, tutto qui! Inoltre, ho letto un articolo scritto da uno dei vostri traduttori, pubblicato su Chortle. È stata più una cosa da “perché no”, piuttosto che “perché”. Ad alcuni inglesi piace il mio senso dell’umorismo, quindi sono sicura che piacerà anche agli italiani. Come minimo spero che se qualcuno sta passando una brutta giornata e inciampa nel mio video, per lo meno riderà guardandomi, si tirerà su e non starà più troppo male. Sarebbe un buon inizio. Poi chissà, magari Silvio Berlusconi mi inviterà a esibirmi davanti a 200 dei suoi amici più ricchi e ubriachi e me ne andrò carica di regali come diamanti, scarpe spettacolari e un intero parco macchine!

Oh, ma sei troppo anziana per Berlusconi: hai la patente. Ma questa è satira politica, e non ne ho vista molta nel tuo show. Che ne pensi della satira? Ce n’è nel tuo nuovo spettacolo?

Penso che la satira politica sia importantissima. Adoro quando i comici descrivono la situazione politica in un modo in cui nessuno aveva pensato prima, perché stimola ulteriori riflessioni, stimola a partecipare al processo decisionale che influenza le nostre vite, a opera di un piccolo gruppo di persone che molti di noi, in teoria, hanno scelto. Mi piace la satira e uno dei miei comici preferiti, Doug Stanhope, parla del potere del governo e ne mette a nudo le ipocrisie. Io sono ancora giovane, come comica, lo faccio solo da 4 anni e adesso sono arrivata al punto di interessarmi al messaggio implicito contenuto in quello che dico, oltre che di quello esplicito. Per adesso mi interessa solo divertire la gente. Quelli che hanno avuto una lunga giornata di lavoro, magari sono stanchi o malati, e non vogliono pensare a niente di serio o di importante almeno per un’ora della loro vita – questo è importante quanto la satira, ed è ciò che faccio adesso.

E noi siamo lieti di goderci i risultati di quello che fai. Ringraziamo Diane per averci scelto come suoi traduttori ufficiali per l’Italia e… buon divertimento con il suo show. Vi facciamo cortesemente notare che si tratta di una playlist composta da sette video.

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