Cari amici vicini e lontani, ComedySubs continua ad arricchire il parterre di collaborazioni ufficiali con questo giovane comico che chiamare emergente sarebbe ormai un po’ riduttivo. Sebbene ancora poco noto al grande pubblico, Jamie Kilstein ha debuttato nel salotto di Conan O’Brien nel febbraio di quest’anno con un pezzo pacifista che ha avuto molto successo fra gli americani di sinistra e che fa sperare in un luminoso futuro. Al momento Jamie, oltre a portare il suo show in tutti i paesi angolofoni del globo, conduce con sua moglie Allison Kilkenny uno spettacolo radiofonico dal titolo Citizen Radio in cui i due parlano di rivoluzione chiacchierando con vari personaggi di spicco della controcultura americana.
Jamie non è uno che ama la moderazione: è di sinistra tanto quanto può esserlo un americano senza essere considerato psicopatico, è un attivista vegano e un convinto ateo. La sua giovane età (ha 29 anni) contribuisce a renderlo un inguaribile idealista che non ne vuole sapere di smettere di provare a cambiare il mondo con la sua stand-up.
Il fatto di essere di sinistra non gli impedisce comunque di criticare aspramente la politica estera dell’amministrazione Obama, come potrete vedere nello spettacolo che vi proponiamo. Come accennato all’inizio, Jamie ci ha entusiasticamente concesso di proporvi questi video sottotitolati in italiano, quindi lo ringraziamo e vi esortiamo a seguirlo su Facebook o su Twitter.
Buon divertimento e fateci sapere se vi piacerebbe vedere altri suoi video in italiano! Vi ricordiamo che il filmato qui sotto è una playlist composta da tre video.
Cari esponenti dell’Italia peggiore, siamo sicuri che anche a voi sarà capitato di ingaggiare battaglie all’ultima barzelletta con i vostri amici, sfidandovi a vicenda a raccontare la storiella più blasfema e disgustosa. Ebbene, ComedySubs torna a fare del sano servizio pubblico e vi offre un asso nella manica per questo genere di occasioni. Il documentario che vi presentiamo oggi, infatti, parla di quella che è considerata dai comici di lingua inglese come la barzelletta più oscena di tutti i tempi.
The Aristocrats è però molto più di una semplice barzelletta: è una stretta di mano segreta tra comici, una prova di improvvisazione che gli stand-up comedian eseguono davanti ai loro colleghi per pavoneggiarsi. Essenzialmente, la sua struttura è molto semplice: ci sono un incipit e una battuta finale molto precisi, ma è al centro che succede il meglio. Sì, perché è lì che chi la racconta deve personalizzare la storia infilandoci dentro tutte le cose più rivoltanti, politicamente scorrette e sconvenienti che gli passano per la testa. E quanto più dura il tutto, tanto meglio.
I registi Paul Provenza e Penn Jillette hanno chiesto a cento comici di raccontare la loro versione della barzelletta. Fra questi, alcuni che chi segue ComedySubs conosce molto bene, come George Carlin, Billy Connolly, Eddie Izzard, Chris Rock, Emo Philips, Doug Stanhope, Gilbert Gottfried, Steven Wright e Bill Maher. Ma ci sono anche personaggi famosi del calibro di Robin Williams, Whoopi Goldberg, Sarah Silverman e Bob Saget, solo per citarne alcuni. Potrete conoscere l’identità del resto dei comici nei titoli di coda.
E si comincia: un talent scout è seduto nel suo ufficio………
Durata video: 84:51
Traduzione: Roberto Ferrario e Giacinto Palmieri
Revisione: ReRosso

Dopo il comico preferito dei comici, ecco a voi uno dei comici preferiti dal comico preferito dei comici: Johnny Vegas. O, per meglio dire, Michael Pennington. In un ampio articolo dedicatogli appunto da Stewart Lee, e ristampato nell’autobiografia “How I escaped my certain fate”, Lee sottolinea come Johnny Vegas sarebbe in realtà un personaggio, da non confondersi con il comico che lo interpreta. L’esempio citato da Lee per illustrare come Johnny Vegas non possa che essere considerato un personaggio è indicativo del tipo di comico con cui abbiamo a che fare. A quanto pare in alcuni spettacoli Johnny Vegas avrebbe defecato sul palco. Solo uno piscopatico, dice Lee, farebbe una cosa simile, se non fosse che sta intepretando un personaggio.
È un episodio che rivela pienamente le ragioni dietro questa ambiguità. Vegas ha bisogno di farci credere d’interpretare un personaggio per consentirci di ridere di lui con la coscienza tranquilla, invece di provare pietà o di chiamare i servizi sociali o l’ufficio d’igiene. È una comicità che si basa sul più ancestrale, grezzo e crudele dei sentimenti comici: il piacere dell’umiliazione altrui, della scivolata sulla buccia di banana. E l’umiliazione a cui si sottopone Vegas è quella più estrema per un comico: il farci credere di non saper fare il comico, di essere inadeguato non solo esteticamente, sessualmente o socialmente, ma comicamente.
Ma si tratta, ovviamente, di un geniale doppio gioco. Da una parte la gente ride, svelando come Johnny Vegas sia un comico di grande abilità e di discreto successo. Dall’altra le lacrime, l’ubriachezza, le crisi di fiducia e (suppongo) le feci rivelano, per così dire, un odore di realtà che è impossibile da negare. La sofferenza di Vegas sembra proprio essere vera, ma si finge finta solo per offrirsi indifesa alla nostra risata.
Buona visione.
- Giacinto Palmieri
Traduzione: Giacinto Palmieri
Revisione: Chiarissima e ReRosso
Cari antinuclearisti convinti, adesso che avete finito con questa maratona di votazioni estive potete concedervi una bella vacanza al mare. E chi meglio di Emo Philips per prepararci al meritato riposo? Ecco uno spezzone preso dall’Arsenio Hall Show in cui il nostro ci parla delle sue, di vacanze al mare.
Col suo stile inconfondibile.
Traduzione: ReRosso
PS: la battuta finale era intraducibile, quindi ho dovuto un po’ adattarla.
Cari degustatori della comicità bipede, quello che vi presentiamo oggi è un piatto da nouvelle cuisine. Considerato il “comedian’s comedian” per eccellenza, cioè il comico favorito dai comici, nel mondo della stand-up anglofona Stewart Lee è ormai quasi uno status symbol, il cui apprezzamento è spesso considerato sufficiente a separare chi è autenticamente aperto alla comicità “intelligente” da chi invece preferisce abbuffarsi di BigMac(Intyre).
Al di là degli eccessi del culto, resta comunque il fatto che Stewart Lee è stato, e continua a essere, uno dei grandi innovatori di questo mezzo espressivo. Come i grandi artisti del ‘900, Stewart Lee ama infatti violare ogni regola precostituita, disegnando piuttosto un paio di baffi beffardi alla propria Gioconda: ecco quindi le ripetizioni ossessive, i set-up che non finiscono mai, le punch-line negate, il linguaggio eccessivamente forbito, i riferimenti volutamente oscuri, le dichiarazioni di superiorità verso il pubblico. E come in certa avanguardia, non manca una buona dose di formalismo e di auto-referenzialità. Se i comici satirici prendono in giro il potere, Lee prende spesso in giro il potere comico, l’establishment del mondo della comicità, rivelandone i trucchi con le sue spietate decostruzioni e con la sua testardaggine a fare esattamente il contrario.
Nonostante queste scelte volutamente elitistiche, Stewart Lee è riuscito con i suoi spettacoli dal vivo (a cominciare da Stand Up Comedian, che qui presentiamo) a crearsi un proprio seguito anche al di fuori degli addetti ai lavori, fino al punto da ottenere, vent’anni dopo i successi televisivi di quando era in coppia con Richard Herring, un programma tutto suo su BBC3, di cui è ora in corso la seconda serie. In mezzo c’è stata l’esperienza esaltante e traumatizzante al tempo stesso di Jerry Springer – The Opera, di cui Lee ha scritto i testi e il cui contenuto “blasfemo” ha suscitato proteste, boicottaggi e cancellazioni. Privato della sua grande occasione di successo popolare, Lee è emerso da questa esperienza più “cattivo” e “difficile” di prima, ancora più determinato a cercare la propria via alla risata.
Buon appetito.
- Giacinto Palmieri
Traduzione: Paolo Burini
Revisione: Giacinto Palmieri e ReRosso
Durata video: 78:17

Oggi parliamo di un comico che in molti ci avete richiesto: Eddie Izzard.
Eddie Izzard è probabilmente il più internazionale dei comici britannici: nato in Yemen nel 1962, passa i primi anni della sua infanzia a Bangor, Irlanda del Nord, e dopo aver frequentato (e poi abbandonato) la University of Sheffield, fa l’artista di strada in Europa e negli Stati Uniti per la prima metà degli anni ’80. Passa alla stand-up comedy e appare nell’edizione del 1987 del Festival di Edimburgo. Da allora, la sua è stata una lunga salita che lo ha portato a essere famoso in patria e negli USA, dove ha partecipato anche a vari film di successo come Ocean’s Twelve e Operazione Valchiria.
Il suo stile comico, influenzato molto dai Monty Python, è caratterizzato dal flusso di coscienza e, sebbene ci sia un’intelaiatura di base in ogni suo spettacolo, Izzard interrompe spesso il racconto principale con battute e associazioni di idee che gli vengono sul momento, con la tendenza a creare immagini buffe e spesso surreali. In particolare, lo diverte immaginare eventi storici o della tradizione religiosa da un punto di vista alternativo, ad esempio interpretando Dio con la voce di James Mason e Noé con quella di Sean Connery. Tra i pezzi che meglio rappresentano questo suo modo di raccontare la storia, c’è il famoso “Torta o Morte”, dove immagina la Chiesa d’Inghilterra gestire il tribunale dell’inquisizione o il già citato su questi lidi, “Gesù tra i Dinosauri”. Questi racconti sono impreziositi dalla sua mimica e dalla sua attitudine per il non sequitur. In vari spettacoli ha parlato anche del suo travestitismo, che, a suo dire, non ha niente a che fare né con la sua sessualità, né fa parte “dello show”: semplicemente, gli piace vestirsi da donna e lo fa anche quando non è sul palco.
Vista la passione linguistica di Eddie, è stata sua cura far inserire, nei DVD dei suoi spettacoli, sottotitoli in molti idiomi. Tra questi, c’è anche l’italiano, motivo per cui non traduciamo nulla di suo, ma vi esortiamo a comprare i DVD originali degli spettacoli, che si possono trovare anche in un set completo a poco prezzo.
Eccovi un assaggio dello stile di Eddie, un pezzo in cui immagina come potrebbe essere la mensa della Morte Nera, popolare su internet anche grazie a una simpatica versione rifatta coi personaggi della Lego.
- Faust VIII
Cari bimbi della patria disseppelliti e beatificati, cari discutibili premi Nobel per la pace, oggi abbiamo l’onore di presentarvi la nostra prima traduzione di uno spettacolo comico non in lingua inglese. Valichiamo infatti il confine alpino per conoscere Dany Boon con il suo Waika, monologo che anticipa i temi di Bienvenue chez les Ch’tis, film di cui lo stesso Boon è autore e regista e di cui è il remake italiano il nefando Benvenuti al Sud.
Lo spettacolo scontenterà non solo i più strenui difensori dei diritti di rane e lumache, ma anche chi non ama la comicità leggera, spensierata e – ORRORE! – mainstream. I temi affrontati da Boon difatti sono, tra gli altri: le Poste, l’EDF (l’Enel d’Oltralpe), Internet e, ovviamente, il Nord-pas-de-Calais e il suo dialetto caratteristico che qui vi proponiamo, finalmente, sottotitolato ed esclusivamente per voi non intaccato da doppiaggi del cazzo. Per finire, un pezzo sul terribile male che affligge l’umanità: per Bill Hicks erano i fevered egos che inquinano il nostro inconscio collettivo, per Dany Boon è il K-Way (“Waika” in argot).
Sappiamo che per le vostre menti impegnate ciò apparirà uno scandalo, ma vedrete che il solo sketch del manuale di istruzioni farà quantomeno traballare gli eventuali pregiudizi verso questo tipo di comicità. Quelli contro i francesi, invece, li condividiamo appieno.
Ammosciate le vostre erre e buona visione.
- Adrien Vaindoit
Traduzione e synch: Adrien Vaindoit
Revisione: Dania Copertino
Check: ReRosso
Durata video: 96:17

Cari utenti perennemente insoddisfatti, è con estremo piacere che vi presentiamo George Carlin, again, con lo spettacolo George Carlin: Again! E perdonate il pessimo gioco di parole, ma siamo sicuri che vorrete darci addosso copiosamente in proposito nei commenti. Ormai, a voi esploratori esperti della comicità internazionale, non serve certamente spiegare chi era Carlin e cosa ha rappresentato per la stand-up comedy targata USA (e non solo), quindi passiamo direttamente a parlare dello show.
In questo spettacolo del 1978, il nostro eroe è al suo secondo speciale sulla HBO e ha ormai superato la sua fase di comico pulito e adatto alle famiglie, per proporsi con decisione come degno erede del suo mentore Lenny Bruce nel mondo della controcultura e della comicità provocatoria. Sebbene alcune routine da caratterista in giacca e cravatta siano ancora presenti in questo spettacolo, il tono generale è nettamente sopra le righe, come dimostra l’arcinoto pezzo conclusivo sulle “Sette parole che non si possono dire in TV“. Con quel pezzo, che abbiamo tentato di tradurre come meglio potevamo e che vi consegniamo con beneficio d’inventario, Carlin ottenne sia grane legali che fama imperitura.
Buona visione!
Traduzione: Panikov
Revisione: SimTrota e ReRosso
Durata video: 81:21

Nota tecnica di ReRosso: il video a mia disposizione ha una risoluzione molto bassa e, come vedete nell’anteprima qui sopra, sembra preso da VHS. Non sapendo se si trova di meglio in giro, nei sottotitoli in formato .ASS il corpo del font è più piccolo del solito, per evitare di avere caratteri enormi sullo schermo. Nel caso troviate di meglio e non sappiate come ingrandire i caratteri, chiedete pure nei commenti.
Continuiamo il nostro viaggio negli scantinati della comicità italica alla ricerca di quelli che potrebbero essere i protagonisti futuri della nostra scena comica. Oggi intervistiamo un autore, attore e regista di Bologna: Bob Ferrari. Dopo una serie di esperienze come autore televisivo negli anni ’90 (ha partecipato, tra le altre cose, ai programmi Mixer, Top Secret, La vita in diretta, Novantesimo minuto, La domenica sportiva e La Melevisione), ha deciso di dedicarsi alla realizzazione di film comici a costo zero. Nel 2000 ha avuto la sua serie TV personale su Telepiù, intitolata appunto Bob Show. Due anni fa ha scritto, diretto e interpretato il lungometraggio L’amore in ballo, da poco disponibile in DVD. Ma è probabilmente il 2010 l’anno della svolta, in quanto Bob ha riscosso un discreto successo al Festival Cabaret Emergente e al concorso SOS Arezzo Cabaret, oltre ad avere avviato una collaborazione con la nota band demenziale Gem Boy per la realizzazione del film a basso costo IROS.
Ma sentiamo un po’ cos’ha da dirci.
Parlaci un po’ di te…
Sono nato 42 anni fa a Bologna. A 18 anni sono diventato un patito di tutto quello che era comicità. Ho fatto molti cortometraggi e mediometraggi, ho fatto cabaret, ho fatto l’autore televisivo, ma solo 2 anni fa ho deciso che per essere veramente felice dovevo provare seriamente a scrivere, dirigere e interpretare un lungometraggio. E l’ho fatto. “L’amore in ballo” è un film costato 400 euro, un prodotto di una povertà imbarazzante ma secondo me pieno di idee.
L’amore in ballo alterna pezzi di cabaret e scene di film. Sembra che tu ti sia ispirato alla serie TV Seinfeld… è così?
Certamente! “Seinfeld” è una delle migliori serie tv mai realizzate, creata da Jerry Seinfeld e Larry David (di quest’ultimo è anche “Curb your enthusiasm”, una genialata pazzesca!). Il mio film è stato certamente influenzato da questi due personaggi. Ho usato uno schema sul quale si basavano molto le prime stagioni di “Seinfeld” e che anche Woody Allen ha utilizzato, certo non in maniera così esplicita. Per l’esattezza ho messo in scena il dialogo continuo tra un uomo e una donna che si trovano a dover passare due ore insieme loro malgrado, contrapposto ai pensieri di lui, mostrati allo spettatore sotto forma di stand-up comedy. Ho messo in pratica quello che avevo imparato scrivendo per la TV (cioè sapendo bene cosa evitare!) e quello che ho imparato facendo cabaret. E il risultato è sempre stato esilarante ovunque l’ho proiettato.
Quanto è autobiografico L’amore in ballo?
Troppo. Dovrebbe esserci un limite su quello che un autore può mettere di se stesso in un film o in uno spettacolo. Non mi è mai capitata la vicenda narrata nel film, ma i pensieri, quindi la malattia mentale, sono i miei. E “L’amore in ballo” si regge sul punto di vista del protagonista, cioè il mio, senza contare le sue paranoie, i suoi gusti e le sue idiosincrasie. Per un periodo, sono uscito con una ragazza conosciuta ad una proiezione del film. Prima mi ha considerato un genio, poi si è accorta che non avevo creato nulla e che ero esattamente come nel film. Adesso mi disprezza e non la sento più. Lo so, questa sembra una gag che dico per risultare simpatico. Non lo è.
Adesso sta per uscire il tuo nuovo film, Iros, che hai girato in collaborazione con i Gem Boy. Dicci un po’ di più sul progetto.
Iros è stato scritto 11 anni fa da me e dal mio amico Marchesucci (spesso co-autore delle cose che faccio). Mai realizzato per mancanza di mezzi tecnici. Oggi tutto è cambiato, basta un pc per fare effetti speciali cazzuti. Per puro caso una mia amica (Belinda Bertolo, fumettista e attrice) mi ha presentato Carletto Fx dei Gem Boy che ha letto la sceneggiatura e gli è piaciuta. A quel punto l’avventura è cominciata. Lo script è stato riscritto adattandolo ai tempi e un pugno di uomini tra attori, attrici e tecnici, diretti dal sottoscritto, ha girato un film di 90 minuti in circa 3 mesi. Tutti hanno lavorato gratis contando su eventuali guadagni futuri. I veri “heroes” sono i componenti del cast e della troupe! È un film molto diverso dal precedente, la comicità nasce dall’assurdità delle situazioni che si creano quando i super-poteri tornano a manifestarsi su un poveraccio che ha dimenticato di essere un supereroe. Il poveraccio lo interpreto io. È stato facile superare il provino per la parte…
Sei riuscito a trovare un distributore per Iros?
Per il momento gli unici che hanno creduto in Iros sono stati quelli del Future Film Festival (anteprima il 21 di aprile a Bologna). Lo hanno selezionato fuori concorso e ci hanno offerto una bella occasione. Già qualche giornale ha parlato di noi e speriamo che si sparga la voce. IROS CERCA DISTRIBUTORE, è questo il messaggio che vogliamo fare arrivare. Comunque per i prossimi mesi stiamo organizzando una serie di proiezioni private, una specie di auto-distribuzione che negli Stati Uniti va molto di moda (vedi Kevin Smith) mentre non è stata quasi mai tentata in Italia.
Oltre a essere attore e regista, sei anche un cabarettista. Che tipo di comicità ti piace mettere in scena? Se dovessi paragonare il tuo stile a quello di un comico famoso, a chi penseresti?
Veramente non mi considero attore, mi metto sullo schermo solo perchè sono di un esibizionismo vergognoso. So interpretare me stesso, nessun altro. Il mio cabaret è schizofrenico, passo da pantomime alla Rowan Atkinson a brevi monologhi molto asciutti che potrebbero ricordare lo stralunato Mitch Hedberg (che mi avete fatto conoscere voi, prima non sapevo a chi paragonarmi). In ogni caso, non penso a nessuno in particolare quando cerco di far ridere, semplicemente ho alle spalle 42 anni di osservazione di “grandi”, quindi ho capito alcuni meccanismi che semplicemente riproduco perchè li ho dentro di me. Chi mi vede per la prima volta dal vivo solitamente mi paragona a Mr. Bean, ma devo dire che i comici che ho avuto come ispirazione sono sempre stati Jerry Lewis, Woody Allen e Paolo Villaggio.
Il tuo comico preferito del parterre di ComedySubs.
Tutti i comici che avete tradotto sono dei fenomeni e soprattutto devo ringraziarvi per avermi fatto conoscere Bill Hicks. Difficilissimo dire il preferito… Concedetemi 3 nomi: Woody Allen, Eddie Murphy e Jerry Seinfeld. Woody è Woody e basta; Eddie è (era) una forza della natura e spero che, visti gli scarsi risultati anche al box-office, abbandoni i film per bambini e torni sul palcoscenico; Seinfeld ha testi semplicissimi e strepitosi e con la sua proverbiale calma li rende irresistibili.
So che hai una passione sfrenata per Jerry Lewis. Spiegaci un po’ i motivi di questo tuo fetish.
Esatto, trattasi di fetish. Infatti potete trovare su YouPorn delle mie brevi clip mentre uso in modo improprio i suoi dvd… Vedevo spesso i suoi film in televisione quando ero al liceo e devo dire che mi faceva molto ridere. Poi, ricordo ancora quella serata: fu ospite di Raffaella Carrà nel 1988 (scusate se dico Raffaella Carrà, non vorrei sbilanciare i criteri di ricerca su Google per il vostro sito). E mi innamorai perdutamente. Registrai quella partecipazione in vhs e continuai a guardarla in loop. Ci sono reazioni chimiche inspiegabili… Da allora mi sono documentato, comprato libri, recuperato video inediti. È il più grande comico cinematografico del dopoguerra, ha fatto suo il bagaglio artistico di gente come Chaplin, Keaton e Laurel & Hardy e ha creato un nuovo stile. Steve Martin ha detto: “Tutto è cominciato con JL”. Ed è vero. Pensiamo a molti che hanno fatto comicità dopo di lui: Woody Allen, Mel Brooks, John Landis, Eddie Murphy, Chevy Chase ecc. fino ad arrivare ai contemporanei Jim Carrey, Adam Sandler. E senza contare gli italiani: Celentano, Franco Franchi, Montesano e anche Villaggio. A questo punto potrei arrivare a gridare “Jerry santo subito!”. Ma “modero il mio entusiasmo” (come Larry David) e vi saluto ringraziandovi della pazienza.
Noi ringraziamo te e ti auguriamo che i tuoi film abbiano sempre più successo. Per quanto riguarda voi che leggete, eccovi un filmato tratto da L’amore in ballo, in cui Bob ci spiega come imitare Sylvester Stallone.
Cari amici della comicità subdola, come dicevano i mitici Monty Pyton: e ora qualcosa di completamente diverso. Credo che Dave Gorman sia uno dei pochissimi comici che possono vantarsi di aver inventato un nuovo genere, i cui ingredienti sembrano essere: una presentazione di PowerPoint proiettata su uno schermo in sala e una sfida più meno impossibile, ma inevitabilmente bizzarra, di cui lo spettacolo racconta la storia. In Are you Dave Gorman? (2000), per esempio, si trattava di incontrare tanti Dave Gorman (intesi come omonimi) quante sono le carte in un mazzo da gioco, compresi i jolly (54, a quanto pare). In Dave Gorman’s Important Astrology Experiment (2002) si trattava invece di seguire fedelmente le istruzioni degli oroscopi allo scopo di testarne “scientificamente” la validità. E in questo spettacolo, registrato nel 2004… beh, lo vedrete.
Più di recente Gorman ha fatto un tour, e registrato un DVD, di stand-up tradizionale, ma si è spostato di tappa in tappa esclusivamente in bicicletta, ripromettendosi però questa volta di non parlarne mai nei suoi spettacoli. Insomma, un adorabile eccentrico, tra l’altro con una gran passione per le eccentricità degli altri, una vera rarità in un mondo in cui la misantropia sembra quasi obbligatoria.
Buona visione!
- Giacinto Palmieri
Traduzione: Giacinto Palmieri
Revisione: El & ReRosso
Durata video: 114:55

