header_

krassner kennedy

The Realist, la rivista controculturale diretta Paul Krassner dagli anni '60 al 2001, si occupava di satira, ma ospitava tra le sue pagine anche pezzi giornalistici scomodi che non riuscivano a trovare spazio sui giornali tradizionali. In occasione del 50° anniversario dell'omicidio Kennedy, pubblichiamo lo storico pezzo "The Parts That Were Left Out of the Kennedy Book", che rivelava alcuni aspetti agghiaccianti e mai chiariti intorno all'omicidio di John F. Kennedy.


Il dipendente di una casa editrice, che ovviamente deve rimanere anonimo, ha reso disponibile a The Realist una copia fotostatica del manoscritto originale del libro di William Manchester, Morte di un Presidente.

I passaggi qui riportati erano stati censurati mesi prima che la Harper & Row vendesse i diritti per la pubblicazione a puntate a Look Magazine, per questo non compaiono nemmeno nella cosiddetta versione “completa” pubblicata dalla rivista tedesca Stern.


La Convention Nazionale Democratica di Los Angeles dell’estate 1960 fu teatro della riproposizione in chiave politica del tema delle presunte colpe dei padri che ricadono sui figli.

Lyndon Johnson si ritrovò a dover lottare per la nomination presidenziale contro un avversario giovane, bello, affascinante e arguto: John F. Kennedy.

Il texano, comprensibilmente preoccupato, aveva degenerato adottando una strana tattica elettorale. Aveva attaccato l’avversario affermando che suo padre, Joseph P. Kennedy, era un simpatizzante nazista al tempo in cui era ambasciatore degli Stati Uniti in Gran Bretagna, dal 1938 al 1940. Kennedy senior aveva previsto che la Germania avrebbe sconfitto l’Inghilterra e quindi aveva chiesto al presidente Franklin D. Rossevelt di non inviare aiuti.

In questo caso Johnson aveva scelto di combattere pragmatismo con pragmatismo, ma non funzionò: perse la nomination.

Ironicamente, i risultati delle primarie costrinsero Kennedy a scegliere Johnson come vice nella corsa alla Casa Bianca. Mentre John si era reso conto degli aspetti pratici della situazione, Jackie non riuscì mai a perdonare Johnson. Il suo atteggiamento verso di lui restò sempre ai limiti dell’attacco isterico.

Tutti, nei circoli di Washington, sapevano che il Capo di Stato era uno a cui piacevano le donne. Nel suo staff c’era un agente dei servizi segreti, dal nome in codice “Il dentista”, i cui compiti praticamente consistevano nello scortare da e verso un luogo di incontro prestabilito – sia nello stesso District of Columbia che quando erano in viaggio – le modelle, le attrici e le altre donne straordinariamente attraenti scelte dal Presidente per i suoi non affatto infrequenti appuntamenti segreti.

“Portami quella”, aveva detto di una certa ex vincitrice di un concorso di bellezza di Dallas prima che i piani fossero ridiscussi. Quel particolare aspetto dell’itinerario cambiò, naturalmente, quando Mrs. Kennedy decise di accompagnare il marito. Lei era al corrente delle sue abitudini di donnaiolo, ma mascherava il suo dolore scherzandoci su: “È nei geni della famiglia”. Le era giunta voce di quando la compianta Marilyn Monroe aveva preso il telefono dal suo bagno di Hollywood e aveva fatto una chiamata a Sidney Skolsky, giornalista scandalistico del New York Post. “Sid, non ci crederai mai,” aveva sussurrato, “ma il Comandante in Capo della nostra nazione mi sta aspettando a letto in questo esatto istante. Dovevo dirtelo”.

È impossibile determinare in quale punto del continuum della personalità di Lyndon Johnson finisce l’innocente maleducazione e comincia il deliberato sadismo. L’aver convocato l’allora Segretario al Tesoro Douglas Dillon per un colloquio durante il quale lui, neopresidente, gli parlava mentre era seduto a defecare, a esser buoni potrebbe essere ascritto alla prima; ma l’aver dibattuto, nelle medesime circostanze, con il Senatore J. William Fulbright per la sua opposizione alla politica di gestione del Vietnam, è considerato dagli addetti ai lavori un'inquietante istanza del secondo.

Più Jacqueline Kennedy provava a eliminare dalla coscienza la rozzezza del successore di suo marito, più essa le tornava alla mente rafforzando il suo risentimento. “Va oltre lo stile,” confidava agli amici. “John aveva stile, ma questo va oltre”.

I reporter del Congresso hanno notato una logica estensione delle vanterie di Mr. Johnson riguardo il suo folleggiare delle 6 del mattino con la moglie nei suoi improvvisi accessi di esibizionismo fallico, avvenuti in piscina o alla toilette. A proposito di questa sua tendenza, l’assistente di Drew Pearson, Jack Anderson, ha dichiarato: “Quando Lyndon dà l’annuncio di un vertice al Congresso, tutti tremano”.

Corrisponde a verità il fatto che Mrs. Kennedy aveva resistito alle pressioni derivanti dal pubblico scandalo, che andava dalla donna che protestava di fronte alla Casa Bianca recando con sé una foto sgranata del presunto John Kennedy che sgattaiola via dall’abitazione della sua segretaria Pamela Turnure, per arrivare al Blauvelt Family Genealogy che affermava a pagina 884, alla voce “Undicesima Generazione”, che una certa Durie Malcom era “sposata, in terze nozze, con John F. Kennedy, figlio di Joseph P. Kennedy, un tempo Ambasciatore in Inghilterra”.

Ma erano le infedeltà personali che tormentavano Jackie (come in effetti avrebbero tormentato qualsiasi moglie cresciuta in questa cultura), e che la spinsero a fuggire esasperata. Il suocero le offrì un milione di dollari affinché ci ripensasse. Lei tornò non tanto per il denaro, ma perché credeva sinceramente che la nazione avesse bisogno di John Kennedy e lei non voleva assumersi la responsabilità di fargli perdere il favore popolare al punto di impedirgli di conquistare la presidenza.

In seguito il destino volle che sopportasse una responsabilità molto diversa, e ambivalente: quella paradossale della notorietà. A lei piaceva fino in fondo quel ruolo, ma una volta disse lamentandosi: “Non riescono a ficcarsi in testa il fatto che c’è una differenza tra essere la First Lady ed essere Liz Taylor?”

Anche quando divenne la First Widow, le riviste cinematografiche non vollero, o non poterono, lasciarla in pace. Probabilmente la più bizzarra invasione della sua privacy si verificò su Photoplay, che in un sondaggio chiese ai lettori: “Troppo presto per un nuovo amore?” La risposta era multipla: “Jackie dovrebbe (1) Dedicare la sua vita esclusivamente ai figli e alla memoria del marito. (2) Iniziare a frequentare, in privato o in pubblico, altri uomini e poi risposarsi. (3) Risposarsi subito.”

Mrs. Kennedy era furiosa. “Perché non gli fanno prendere anche altre decisioni al posto mio? Però reali. Dovrei avere rapporti occasionali? Dovrei usare il diaframma o la pillola? Dovrei tenerli nell’armadietto del bagno o nel cassetto del comodino?”

Ma Jackie non perse mai la sua dignità in pubblico. Aveva troppo a cuore la sua immagine.

I giornali americani sembrano avere un approccio schizofrenico verso i leader. Desiderano esporre le loro umane fragilità e allo stesso tempo non vogliono esporre le loro umane fragilità. Gore Vidal era ospite di un programma televisivo a Londra e spiegò perché Jacqueline Kennedy non andrà mai d’accordo con Lyndon Johnson. Durante il complicato viaggio da Dallas a Washington dopo l’assassinio, Jackie si era imbattuta inavvertitamente in Johnson che era accanto alla bara del suo predecessore e ridacchiava. Questa rivelazione ha fatto discutere a Londra, ma qui nessuno ne ha parlato.

Il presidente Johnson si abbandona spesso a gesti inappropriati, ad esempio il discutibile tempismo con cui ride mentre parla di questioni gravi, ma dobbiamo anche tenere presente che Mrs. Kennedy quel giorno aveva subito un trauma e che la sua percezione poteva essere stata alterata dalla tragedia. Questo suo stato di shock potrebbe essere alla base del suo racconto di quanto accaduto a bordo dell’Air Force One, che chi scrive ritiene essere frutto di un delirio, ma che Mrs. Kennedy conferma di aver visto coi propri occhi. “Lo racconto per completezza storica,” disse, “così che la gente fra cento anni sappia ciò che ho dovuto passare”.

Confermò quanto detto da Gore Vidal, ma proseguì: “Johnson era accucciato sul cadavere e non ridacchiava più, ma respirava affannosamente e muoveva il suo corpo ritmicamente. Inizialmente ho pensato che stesse praticando un qualche rito simbolico appreso da ragazzo dai messicani o dagli indiani. Ma poi ho capito. C’è solo un modo per dirlo. Stava letteralmente scopando la gola di mio marito. Nel foro di proiettile presente nella sua gola. Raggiunse il climax e poi smontò. Io ero impietrita. E il ricordo successivo che ho è di lui che giura come nuovo presidente”.

[Note a margine scritte a mano: 1. Controlla con Rankin: l’autopsia segreta ha rilevato seme nella ferita alla gola? 2. Si tratta di semplice necrofilia o Johnson stava cercando di rendere il foro d’entrata un foro d’uscita allargandolo?]

Lo sguardo di Jacqueline Kennedy tornò a fuoco. “Io non credo che Lyndon Johnson abbia avuto nulla a che fare con qualche complotto, ma so una cosa, e John mi ha insegnato molto sui risvolti del potere. Se John tornasse in vita per miracolo e gli apparisse all’improvviso, la prima cosa che farebbe ora Johnson sarebbe ucciderlo”. Sorrise sardonicamente, e poi aggiunse: “Se non lo ammazza prima Bobby”.

 

Traduzione: Adrien Vaindoit

Revisione: ReRosso

Versione originale: http://www.ep.tc/realist/74/index.html

I Commenti sono chiusi

Satiristas!
Principale
Siti amici
Archivi
Twitter
Facebook

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie, acconsenti al loro utilizzo. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie, scrollando verso il basso o cliccando su "Accetta", acconsenti al loro utilizzo.

Chiudi