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Woody Allen ha da pochi giorni compiuto 78 anni. Come ogni anno ci apprestiamo ad entrare acriticamente in sala e a sdilinquirci di fronte al suo ultimo film, che a 'sto giro è Blue Jasmine, nel quale figura anche il nostro buon Louis CK. Sarà sicuramente bellissimo come tutti tutti i film di Woody dai primordi ad oggi (ok, tranne To Rome With Love). Nel frattempo vogliamo omaggiarlo e omaggiarvi con la traduzione dei suoi esordi da stand-up comedian, non disponibili in video ma raccolti su disco in una esaustiva compilation. Ci sono tutti i grandi classici e le battute più famose, quella dei tizi che spingono l'auto, quella dell'esame di metafisica, pure quella dell'alce che saprete già a memoria. Pubblicheremo a puntate la traduzione a scadenze rigorosamente irregolari, ma ci prefiggiamo di portare a termine il lavoro entro la prossima eclissi solare di luna.

A corredo del tutto, tanto per non farci mancare nulla, un'intervista concessa al The Realist di Paul Krassner proprio nello stesso periodo, siamo nel 1965 e Woody ha appena finito di girare What's New Pussycat?.  

Ehi, credevo che non fumassi.

Non fumavo. Beh, fumavo, da giovane. Iniziai a fumare sempre di più. A un certo punto cominciai a pensare che forse mi avrebbe fatto male. Così smisi di fumare, ero molto giovane. E non ho fumato per anni. Poi un giorno uscì il rapporto del Ministero della Salute secondo cui il fumo può uccidere, e ricominciai a fumare. Non consciamente per quel motivo, solo che all'improvviso quel giorno sentii l'impellente bisogno di fumarmi una sigaretta. E da allora non ho più smesso.

Come scappi, o meglio, ti isoli, dalle tragedie del mondo?

Direi che mi isolo. Evito totalmente l'argomento, è questa la verità. Mi alzo la mattina, mi butto sul lavoro e ci rimango, ascolto dischi. L'isolamento è la cosa migliore. Non mi immischio, eccetto per alcuni contributi che talvolta fornisco in forma anonima ad organizzazioni che lottano attivamente.

Quali di preciso?

L'American Civil Liberties Union, tutti quei gruppetti, quelle cose che mi sembri facciano un buon lavoro, mi piace contribuire, o aiutarli, o favorirli quando me lo chiedono. Ma non mi spendo in prima persona. Per come la vedo io, io sono solo un comico. E l'unica cosa che posso fare per loro è contribuire con dei soldi. 

Ti accusano di non essere un comico controverso. 

Mi dà fastidio ogni volta, anche se non mi capita molto spesso, essere giudicato secondo criteri che non hanno nulla a che vedere con quello che mi interessa o che cerco di fare. Io credo che un comico debba andare alla ricerca esclusivamente della risata, i significati sociali e cose di questo tipo sono aspetti puramente secondari. Ci sono dei comici che secondo me vogliono renderli aspetti primari. Penso che commettano un errore. Penso che un comico sia prettamente un intrattenitore, perciò io quando mi esibisco voglio solo far ridere. Non può fregarmene di meno di non affrontare l'immigrazione, la politica o i timori dell'era nucleare. Voglio solo far ridere così come faceva Groucho Marx, abbassandomi i pantaloni e facendo tutte le battute che mi pare, e non mi piace essere criticato come se fossi un commentatore sociale.

Penso che questo valga anche per tutti i comici contemporanei. Vale per Lenny Bruce, per Mort Sahl, loro, quando sono al loro meglio, fanno prima di tutto ridere. Quando vado a vederli, voglio ridere. E finché mi fanno ridere sono bravissimi, per quanto mi riguarda. Questa è la cosa importante. Sono prima di tutto dei comici.

Io non ho nessuna pretesa. La cosa importante da notare è che il messaggio di un comico non è mai esplicito. Per esempio, i fratelli Marx fanno A Night at the Opera, ma non stanno lì a dire "L'opera lirica è così" o "La pomposità è così". Si preoccupano di far ridere e basta, e poi tu ti ritrovi a non vedere più con gli stessi occhi un'opera lirica. E lo stesso vale per Lenny Bruce e Mort Sahl, il messaggio è implicito nella loro personalità. Quando assisti a un loro spettacolo non rispondi tanto al contenuto di ciò che dicono (naturalmente non c'è niente di male in questo), ma al contatto con il loro particolare tipo di personalità, è quella certa immagine che danno di sé che può dirti qualcosa o meno e che può influenzare il tuo modo di guardare il mondo, non quello che dicono. [continua]

2 Commenti a “Woody Allen – Stand-up Comic (1964-1968)”

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